Rassegna Stampa

 

John Sutherland

Nella sue opere predomina una rara quanto precisa potenza espressiva.

 

Presso la Galleria d'Arte Moderna Alba (Corso Porta Po, 82/A, Ferrara) si chiude venerdì 24 giugno sera l'interessante mostra personale di John Sutherland.

Sono in esposizione 25 dipinti, che colpiscono anzitutto per il segno, il movimento e la purezza delle cromie. Predomina una rara quanto precisa potenza espressiva. Le immagini nascono da sedimentazioni della memoria i da situazioni e avvenimenti della quotidianità. Non vi è mai alcuna descrittività: gli elementi sono ridotti  ad essenzialità emblematiche, individuabili in particolari atmosfere, da cui traspare la viva partecipazione e l'intensa emozione dell'artista. John Sutherland realizza le sue opere con un linguaggio ai limiti dell'astrazione, tra l'espressionismo e l'informale. Alterna momenti di distensione lirica a vere e proprie esplosioni cromatiche che lo proiettano in una dimensione carica di energia gestuale. E' un artista che riesce fondamentalmente ad analizzare le proprie sensazioni. E' dotato di una grande umanità. Ha cuore, tanto cuore. E' sincero, autentico, convincente.

John Sutherland ha al suo attivo un'int4ensa attività espositiva, in Italia e all'estero (Adelaide, Melbourne, Forio d'Ischia, Philadelphia, Verona, ecc...). giornalisti e critici d'arte hanno scritto di lui su giornali e riviste. E' un artista da seguire con attenzione, in quanto è in continua ascesa.

   Ha il recapito presso il Centro Ricerche d'Ambra, a Forio d'Ischia (Napoli).  >> 

Gino Trabini ( dal settimanale "Caleidoscopio" di Ferrara del 23/24 giugno 1994).

 

 

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<< Per chi voglia riconoscere, definire ed interpretare la terminologia artistico-espressionistica, è sufficiente dire che Picasso più di Matisse, è uno dei migliori esponenti dell'espressionismo la cui arte si basa più sulla "forma" della linea e sulla composizione che sul colore. La gran parte dell'opera di Picasso è grafica, lineare, monocromatica. L'espressionismo di John Sutherland invece è coloristicamente più intenso e fluente. Una qualità pittorica forte di tendenza esistenziale. Colori fluidi ma non traboccanti. Il suo espressionismo è spontaneo, emozionale, conseguenza di un particolare stato d'animo e di libera e immediata gestualità. Forse uno dei suoi migliori lavori è "Il Passero e l'Aquila Reale", un quadro ad acrilico eseguito a spatola nel 1994. Soggetto tragico e universale. Il dominio della dignità dell'umile e del debole sulla forza bruta del potente, è evidente. Il messaggio politico appare chiaro: il debole ala mercè degli artigli dell'arrogante, di un potente impietoso. La conclusione è del tutto tragica perchè la schiavitù priva l'umanità di ogni dignità. Solamente un popolo che c'è passato può capirlo. Il dipinto "Bosnia 1994" segue la stessa dialettica sociale. Rappresenta la guerra come una cosa maniacale, barbara, violenta, come una morte senza pietà, una vendetta senza giustificazione logica, al di sopra di ogni immaginazione. L'uomo dimezzato dal dolore ed abbandonato a se stesso può trasformarsi nella più feroce e maniacale delle bestie>> Emanuel V. Borg, professore dell'Università di Malta. Recensione pubblicata sulla rivista maltese "In - Nazzion Tagjna" il 25 luglio 1995 (traduzione dal maltese). 

 

 

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Si è conclusa la mostra di Sutherland

Gran successo per gli incontri culturali sul Palazzo Reale

 

Una splendida serata di musica e poesia  ha suggellato il ricco programma di eventi curato da Nino d’Ambra. Allo storico foriano il primo Premio

“ Francesco Buonocore” istituito dal sempre ospitale colonnello Cozzi.

                                                             

  Ischia – Sul libro delle firme sono poche ormai le pagine rimaste bianche. La grafia incerta e le lettere enormi tradiscono la giovanissima età degli ultimi firmatari. Sono stati in tanti i ragazzi, intere classi delle scuole isolane, che dall’ inizio del nuovo anno scolastico sono saliti al Palazzo Reale per visitare la grande personale del pittore John Sutherland. In due mesi, dall’ inaugurazione del 1° agosto, la mostra è stata visitata da oltre duemila persone che, oltre a conoscere l’opera dell’ artista in esposizione, hanno avuto anche la possibilità di vedere uno dei luoghi più importanti per la storia di Ischia. Del resto, questa era stata fin dall’inizio l’idea dell’ avvocato Nino d’Ambra, promotore ed artefice della mostra ( realizzata con I Centro di Ricerche Storiche d’Ambra, l’Associazione Pittori Europei, l’Associazione La Rondine , la Fidapa ) e delle numerose iniziative collaterali che l’hanno accompagnata per tutta la sua durata. Un fitto programma culturale reso possibile dalla disponibilità e dalla essenziale collaborazione del colonnello Ettore Cozzi, direttore dello Stabilimento Termale Militare, che ancora una volta ha aperto i cancelli dell’ antica residenza borbonica per ospitarvi manifestazioni culturali. Proprio il colonnello ha istituito di recente il premio Francesco Buonocore, in memoria del famoso protomedico della corte dei Borbone, tra più illustri figli dela terra d’Ischia, che, nel 1735, edificò sulla collinetta dinanzi al Lago del Bagno la splendida villa che dal 1877 e sede dello Stabilimento Militare. Il riconoscimento verrà destinato ogni anno alla persona o all’associazione che avrà promosso iniziative in grado di dare lustro allo stesso Stabilimento. E per la prima edizione ad essere premiato è stato proprio Nino d’Ambra, in considerazione della perfetta riuscita della mostra e del contributo che ha dato per tutta l’estate ad avvicinare isolani e forestieri all’ ex Palazzo reale, teatro nei secoli di importanti episodi di storia isolana.

   La scelta del colonnello Cozzi non poteva essere più azzeccata. Nino d’Ambra, infatti, ha legato il suo nome non solo all’ ideazione della mostra di Sutherland, ma anche a studi e ricerche sulla famiglia Buonocore e dunque sulla residenza vicino a quel lago che poi Ferdinando II avrebbe trasformato in porto. Momenti intriganti della storia isolana che sono stati puntualmente raccontati o ricordati dall’ Avvocato d’Ambra a quanti in questi mesi hanno partecipato ai vari appuntamenti culturali che sono stati organizzati sempre nello stabilimento Buonocore. L’ultimo dei cinque incontri che hanno animato altrettante serate d’ estate si è svolto martedì scorso, in concomitanza con la chiusura della mostra. Musica, poesia, folklore ischitano hanno caratterizzato la piacevole kermesse pomeridiana protrattasi fino a sera, alla quale, come era accaduto già in precedenza, ha assistito un folto pubblico. Ad aprire simpaticamente, ma sempre nel segno della cultura, la manifestazione erano stati i danzatori della N’drezzata dei piccoli di Buonopane, esibitisi sulla grande terrazza della villa nella millenaria danza ischitana strappando applausi a scena aperta da parte dei presenti. Tra questi non pochi turisti, che, grazie alle spiegazioni sulle origini della danza buonopanese, hanno così potuto conoscere ed apprezzare una delle più belle tradizioni della nostra isola. Subito dopo il colonnello Cozzi, nell’ esprimere il suo compiacimento per il successo della mostra di Sutherland, ha consegnato il Premio Buonocore a Nino d’Ambra, il quale, dal canto suo, ha ringraziato il personale civile e militare dello Stabilimento per il supporto fornitogli e per l’ottima accoglienza riservatagli. Al colonnello Cozzi ha poi, a sua volta, consegnato una copia del suo Garibaldi, cento vite in una, il pregevole volume pubblicato anni fa che raccoglie documenti inediti sull’ Eroe dei due mondi e ne evidenzia i particolari legami con l’isola d’Ischia. D’Ambra , poi, ha ripercorso la storia secolare della Villa di Buonocore, soffermando la sua attenzione di storico sul protomedico, affascinante figura di uomo del Secolo dei Lumi, e sul nipote ed erede, nonché omonimo, che fu giustiziato a Procida, in piazza dei Martiri, nel 1799 per aver partecipato alla Rivoluzione napoletana. Il martire per la libertà Francesco Buonocore, d’altronde, era stato più volte evocato da d’Ambra nei vari incontri succedutisi sul palazzo, tutti dedicati al tema appunto della libertà. Tema che, insieme all’amore per Ischia, ha dominato anche la parte più attesa della serata, quella dedicata ai poeti isolani. Uno dopo l’altro hanno declamato i loro versi sull’isola Verde Nunzia Migliaccio, Geppino Fiorentino, Rosa Genovino, Gianni Vuoso, Clementina Petroni, Pasquale Balestrieri e Caterina Iacono, mentre d’Ambra ha letto le poesie di Pietro Zivelli assente per un’ influenza. Il poeta rivoluzionario Domenico Savio ha poi presentato brani dal suo poema “Sarà Libertà”. Un momento intenso, quello regalato dai poeti, che hanno cantato l’isola nelle sue più varie sfaccettature. Al successo della serata hanno contribuito il maestro Peppino Iacono, al piano, e il baritono Gaetano Maschio , che hanno intonato canzoni più o meno recenti ispirate alle bellezze dell’isola nostra. Iacono e Maschio, accompagnati dal pubblico in coro, hanno al termine cantato L’Inno alla libertà di Domenico Cimarosa, che veniva eseguito sulle piazze dai rivoluzionari del 99. E con la musica che ha risuonato per le sale dove già amavano ascoltarla Francesco Buonocore e i sovrani Borbone, proprietari della villa, si è conclusa la bella serata. E una delle più riuscite manifestazioni culturali che Ischia ha saputo offrire quest’ anno.

                                                                                                Isabella Marino

                                              (quotidiano “Il Golfo” del 4 ottobre 1996)  

 

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ISCHIA TRA PASSATO E FUTURO

  La tv norvegese al Palazzo Reale

Ha realizzato un servizio sulla mostra del pittore John Sutherland

  La risonanza della mostra del pittore John Sutherland, inserita nella cornice settecentesca di Palazzo Reale ad Ischia Porto, ha varcato i confini nazionali.Una equipe della Televisione Norvegese – accompagnata dal noto giornalista televisivo Franco Bucarelli – ha effettuato ampie riprese dei 64 dipinti in esposizione e di come erano stati sapientemente dislocati nei saloni di rappresentanza a primo piano. La lunga intervista all’organizzatore, avv. Nino d’Ambra, si è incentrata sulla connessione tra la storia dell’ isola d’Ischia e la proiezione (turistica e culturale) verso il futuro con un medium eccezionale: la pittura d’avanguardia. Il conduttore della trasmissione ( che nel contempo effettuava la traduzione in norvegese) si era interessato alla cosa nell’ apprendere dell’ inserimento della mostra di John  Sutherland in una struttura classica senza alterazione dell’ ambiente originario, nemmeno con luci e/o faretti, o con lo spostare l’arredamento. Aveva letto la dichiarazione dello scrittore Joseph Maurer (riportata anche dal nostro giornale il mese scorso) che diceva: «Gli organizzatori della mostra del pittore John Sutherland (da non confondere con Graham Sutherland, morto a Londra nel 1980) hanno inserito 64 dipinti su tela di grandi dimensioni, nelle sei sale di rappresentanza di una villa ischitana del 700 (ex palazzo reale), determinando un positivo e affascinante contrasto tra la struttura classicheggiante ed una pittura gestuale di avanguardia (quella di John Sutherland) di notevole forza espressiva, densa di dissonanze cromatiche e carica di energia gestuale; di modo che l’ambiente ospitante e i quadri ospitati ne risultano entrambi arricchit»i. D’ altronde anche il prof. Vittorio Sgarbi, noto critico d’arte e parlamentare, quando il 27 agosto andò a visitare la Mostra , esclamò testualmente: « E’ un gran bel palazzo, del resto avevo già visto, ma adesso con i quadri di John Sutherland ci sente realmente immersi in un “mare d’arte”». E al momento del commiato, nel salutare i presenti disse: «Complimenti per l’allestimento della Mostra».

   Il montaggio delle apparecchiature televisive norvegesi e la articolata intervista a Nino d’Ambra sulle caratteristiche della pittura gestuale e sulle sue origini (Cobra: Copenaghen, Bruxelles, Amsterdam), sulla storia dell’ isola d’Ischia, sulla presenza di Enrico Ibsen e Giuseppe Garibaldi a Casamicciola e di Michele Bakunin a Lacco Ameno, hanno richiamato sulla terrazza dell’ Antica Reggia ad Ischia Porto, un gran numero di visitatori e di curiosi da costringere gli organizzatori ad improvvisare un minimo servizio d’ordine. Al termine dell’intervista e delle riprese televisive, il giornalista Bucarelli, nel complimentarsi con la Dirigenza dello Stabilimento Termale Militare per avere ospitato dei quadri di avanguardia, ha voluto lasciare un suo pensiero autografo sul Registro dei visitatori della Mostra, che integralmente trascriviamo:« Un’iniziativa che riconferma la vocazione culturale d’Ischia, la bravura di un artista ed un momento magico di creatività che ci coinvolge tutti».

                                                                                          [Domenico Di Meglio]

                                                                                      Quotidiano “Il Golfo” del 14 settembre 1996

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Iniziative

Attenti, l’arte si mette a tavola

 

Verona Francesco Specchia

  La morte di Ayrton Senna Da Silva descritta in un «circuito mortale» di cromatismi esplosivi; la cupa malinconia dei libri bruciati dopo l’attentato alla Accademia dei Georgofili di Firenze attraverso un monolite funereo; il suicidio di Gabriele Cagliari nel pieno di Tangentopoli fissato a colpi di spatola, di olio e acrilico, e di emozioni spiattellate alla rinfusa.      L’arte di John Sutherland, la rincorre la realtà, ma poi la supera nella propria introspezione. Sutherland ( da non confondersi coll’ omonimo Graham), ha esposto a Verona, a Palazzo Maffei, 21 tele dalla sua produzione.

Attraverso un uso traboccante dei colori, quasi pulsionale, ha attinto immagini comuni come lo scatto di un podista durante il guizzo della corsa, la maschera di un attore tragico nel pieno della recitazione, il sanguinoso squarcio della guerra di Bosnia, L’Italia della speranza berlusconiana (il quadro ovviamente risale a 2 anni fa) e le ha mischiate con le proprie percezioni. In modo astratto. Ad una prima lettura potrebbe collegarsi alle decorazioni di Klimt o ai medaglioni di Baj, ai linguaggi cubisti e futuristi del 900. Ma, al di là delle classificazioni, Sutherland, scandaglia l’anima del visitatore. Lo annega in un mare di colori e lo rende spaesato. E poi lo nutre, in senso metaforico, ma anche letterale. Infatti, legata alla mostra del pittore, parte anche un’ iniziativa gastronomica:L’arte contemporanea tra le rovine del tempio-Il piatto dell’ arte. Si tratta di una selezione artistico-culinaria sviluppata nell’ arco di venti mesi in alcuni dei migliori ristoranti della città scaligera: si sceglie un artista di ottimo livello per ogni regione (finora il Veneto e la Toscana ), lo si fa esporre e lo si lega a un piatto tipico della sua terra. Ai consumatori della pietanza cucinata dallo chef  viene donato un disegno firmato e autenticato dall’artista. Questo mese, rappresentato dalla Campania nella figura proprio di Sutherland, però, non prevede gli omaggi, « perché gli acquerelli più semplici di Sutherland valgono diversi milioni». L’arte, naturalmente, non va svenduta.

                                                                 Francesco Specchia

  Il Giornale

Lunedì 18 novembre 1996, pag.16.

 

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John Sutherland di Forio (NA)

 

<< Il vivo interesse suscitato dal suo personale linguaggio artistico, ha confermato la sua notevole potenzialità espressiva, collocandola tra gli esponenti più significativi della Mostra di New York>> Flavio Pluviani.

 

<< Senza la rete del controllo formale rivela un'emozione partecipe ed esplicita, resa attraverso la fusione della memoria e l'impasto dei colori>> Pierluigi Di Majo.

 

<< Ad una prima lettura può anche sembrare collegarsi alle preziose decorazioni di Klimt ed ai medaglioni di Baj. Ma la ricerca appare nuova e davvero lodevoli i risultati>> Enzo Fabiani

 

("La Riviera", settimanale d'informazione della Riviera dei Fiori e Cote d'Azure, del 23 febbraio 1995, pag. 15 ).

 

 

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Conferenza del Pittore John Sutherland

Forio – Nella Biblioteca del Centro di Ricerche Storiche d’Ambra, il pittore John Sutherland ha tenuto una conversazione suo tema Arte e Libertà nella pittura del ‘900. Ha esordito evidenziando che, in questo secolo, le espressioni artistiche hanno goduto del massimo di libertà a causa di una decisa ed incisiva rivolta contro i condizionamenti dei secoli passati: le guerre e le dittature ne hanno solo rallentato la diffusione, non la genuinità. Ma quello che maggiormente ha contribuito alla libertà di espressione – ha continuato il pittore – è l’aver finalmente preso coscienza che spesso la prospettiva e la figurazione si erano rivelate una compressione spirituale che mortificava la genuinità della realizzazione artistica.

Questo non vuol dire che la figurazione non abbia raggiunto, in certi momenti della storia, vette artisticamente altissime, come nel Rinascimento.
John Sutherland ha inoltre esaminato le principali correnti artistiche degli anni Ottanta: la Transavanguardia di Achille Bonito Oliva, i Nuovi Nuovi di Renato Barilli, Anacronismo di Maurizio Calvesi, la Dumb Painting americana, il Neoespressionismo tedesco, la Nuova Scuola Romana , i Nuovi Selvaggi Italiani, l’anglosassone Arte Elettronica, Neoinformale , Nuovo Futurismo ed altre tendenze in erba.
<<Anche se Achille Bonito Oliva – ha detto fra l’altro John Sutherland – ha poca simpatia per il mio modo di dipingere, devo dargli atto che solamente con la sua lucida intelligenza e con la sua profonda preparazione di storico dell’arte, è riuscito a creare la Transavanguardia e catapultarla nel panorama artistico internazionale; tuttavia la teoria della morte dell’arte mi sembra più un’espressione per creare suggestioni che una tendenza pittorica con risvolti concreti efficaci>>.

Il dibattito che ne è seguito, è stato molto animato specie sulla valutazione delle nuove tendenze figurative, che << non possono non essere artificiose in un mondo dinamico e spregiudicato come quello attuale, ben diverso dall’immaginario collettivo, ad esempio, del ‘500>>.
L’incontro culturale si è concluso con la illustrazione da parte dell’artista, di alcuni suoi recenti dipinti ispirati alla guerra del Golfo.

[Da Il Golfo del 18 maggio 1991].

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Cultura

Il Golfo

 

Dal 2 novembre al Palazzo Maffei

La mostra di John Sutherland si trasferisce a Verona

      La mostra del pittore John Sutherland da Ischia trasmigra al Palazzo Maffei di Verona, con inaugurazione alle ore 16 di sabato 2 novembre; rimarrà aperto al pubblico per 15 giorni con orario dalle 10-14 e 15- 23. La mostra è organizzata da “Artis Recensio” la cui titolare, prof.ssa Giulia Sillato, nota critico d’arte e docente di storia dell’ arte, ha redatto la presentazione sul pieghevole d’invito che volentieri pubblichiamo.

 Dopo il successo e l’ampio consenso registrato al Palazzo Reale di Ischia - oltre duemila visitatori (esattamente da2.300 a 2.500) nei due mesi è stata esposta al pubblico - non potevano mancare ulteriori risonanze. E se si legge attentamente la recensione della Sillato, specie nell’ultima parte, si scopre che con i dipinti di John Sutherland si è “esportato” la migliore immagine dell’ isola d’Ischia, quella che noi vorremmo fosse permanente. E questo senza alcun onere per enti pubblici o privati, ma solamente con l’impegno deciso di pochi entusiasti. Il merito va principalmente al Centro di Ricerche Storiche d’Ambra che, con la collaborazione dello Stabilimento Termale Militare, dell’Associazione Pittori Europei, dell’Associazione Culturale “ La Rondine ” e della sezione di Ischia della Fidapa, ha saputo offrire una sapiente miscela di memoria storica, di arte pittorica, di poesia, di teatro, di cultura musicale, di culto per la libertà e per l’amicizia

  La presentazione

   L’anno scorso a Milano, nelle sale del Palazzo della Regione, una mostra dal titolo Rifugio Precario, Artisti e Intellettuali Tedeschi in Italia dal 1933 al 1945 (Catalogo Mazzotta, 1995) presentava opere di artisti, per la maggior parte germanici, alcuni ancora viventi, che nel corso dell’ultimo conflitto bellico erano stati bollati dai pesanti e irrisolutivi decreti nazisti, sull’ arte degenerata. Questi sconsacravano dall’ ufficialità tutte quelle forme d’arte che perseguivano l’immagine di un’ espressione interiore, lontano dagli stereotipi classici, emblemi dell’ imperialismo del Terzo Reich. Le avanguardie emigrarono in parte negli Stati Uniti, ma molti rimasero nella vecchia Europa diradandosi tra la Svizzera e la vecchia Italia. Qui, verso il mare, sull’isola d’Ischia, nell’elegia di un paesaggio solare e classico, si dinamizzò un epicentro di Arte Espressionista da cui nasce la corrente artistica tuttora vitale. John Sutherland, di origine australiana, ne fu attratto negli anni 70.

   Non è il segno, “ bensì il gesto” segnino a determinare la sua pittura violenta e problematica, dove il colore viene dato di getto e a spatola a seguito di impulsi rapidi e possenti, a sottolineare appunto una tessitura di fermenti cromatici incontrollata e disinibita. Fa capo, chiaramente, all’ Espressionismo Astratto del gruppo di New york dove forme e colori prevengono ad una libertà totale d’ espressione come simbolica protesta al disastro mondiale e, per esteso, ai malesseri sociali. Ma il fondamento della tematica di J. Sutherland è umanistico: scarica in quell’ ammasso di forme e colori, che gli è congeniale, la rabbia di chi non si sottrae alla necessità del giudizio morale. A tal proposito sono da rammentare opere da lui eseguite nel 1994 sulla cronaca della Bosnia in guerra, sulle problematiche del nostro paese, come i mutamenti storici e politici determinati dalla strategia Mani Pulite e dall’assunzione al Governo, nel ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri, di un uomo nuovo, Silvio Berlusconi. La presenza di John Sutherland a Verona, presso Palazzo Maffei, nel contesto della Selezione Maffeiana 1996/97, che prevede a novembre una rappresentanza della Regione Campania, è un grande evento culturale. Si intravede l’apertura pluridirezionale della cultura Ischitana che offre alla fruizione di personaggi spesso geniali, provenienti dalle più imprevedibili parti del mondo, quell’ enorme patrimonio di valori e di immagini rappresentato dal calore umano degli abitanti, dall’ inimitabile pittoricismo del paesaggio e dalla vestigia di una storia millenaria.

GIULIA SILLATO

(quotidiano “Il Golfo” del 31 ottobre 1996)  

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Grande successo del pittore John Sutherland al Salone Italiano d’Arte Contemporanea di Firenze

Un grido contro la guerra

FIRENZE-  Il successo registrato dal pittore John Sutherland al Salone Italiano d’Arte Contemporanea di Firenze ha superato le più rosee previsioni. Un grido forte contro la guerra è il tema su cui l’artista ha elaborato i suoi dipinti esposti, prendendo spunto dalla Guerra del Golfo del 1991. Una vibrata denuncia Contro Capi di Stato, governi, religioni e partiti, che non riuscirono a fermare il conflitto e le conseguenti prevedibili stragi di innocenti che la guerra sempre comporta con la sua logica di morte. John Sutherland, più noto in Australia e Inghilterra, era quasi sconosciuto in Italia, e fu il Centro Ricerche d’ Ambra a sottoporlo all’attenzione del grande pubblico con l’esporre alcune sue opere nelle due ultime edizioni, famose ed immense, della mostra in piazza intitolata il <<Colpo di Luna>>, tenutasi per le strade di Forio d’Ischia durante le notti settembrine, per cui agli organizzatori volontari deve andare sempre la riconoscenza ed il plauso non solo degli espositori, ma soprattutto di quei fruitori( e furono tanti!)  per l’atmosfera esaltante goduta in quei giorni. L’anno scorso, negli stessi locali della biblioteca del Centro Ricerche d’Ambra, fu allestita una personale di circa trenta dipinti di John Sutherland che ebbe anche un lusinghiero successo di critica e di pubblico, soprattutto per i temi trattati, tutti attuali, come inquinamento, distruzione degli alberi, pericolo atomico, ecc. Ha contribuito alla sua conoscenza in Italia anche il suo lavoro grafico ed illustrativo di alcuni di alcuni libri di Nino d’ Ambra, come Girolamo Milone: giornalista cattolico d’assalto (Napoli, 1988) ed altri. Nel mese scorsoha partecipato ad una collettiva a Filadelfia negli Stati Uniti, con alcuni suoi disegni a china.

   Ritornando al Salone Italiano d’Arte Contemporanea, anche se la parte del leone l’hanno fatta le gallerie con l’esporre quasi tutti nomi noti e storicamente collaudati (Fontana, Bandelli, Maccari, De Chirico, Borlotti, Matta, Guttuso, Sironi, Cassinari, Fiume e tanti altri), molti visitatori si sono impegnati alla scoperta del nuovo, piuttosto che orientarsi verso autori consacrati dalla critica che, attualmente, appare sempre più pilotata. La Nazione di Firenze ha giustamente definito questa mostra fra le più importanti d’Italia. E’ vero che le vendite sono state modeste(e come poteva essere diversamente, con la recessione in atto!), ma l’afflusso del pubblico è stato veramente imponente. I visitatori che si sono maggiormente distinti sono stati quelli che volevano misurarsi con la capacità propria di scoprire il nuovo, sottraendosi all’influsso pesante della pubblicità. E non è poco. Comprare invece il quadro di uno sconosciuto perché piace, perché si è entrati in sintonia con la sensibilità dell’ artista senza condizionamenti pubblicitari od economici, è di per sé un atto creativo. Pur sottolineando il buon livello generale dell’intera manifestazione artistica, ci sembra opportuno effettuare alcune segnalazioni, come La Nuova Figurazione (Calli, Celona, Falai, Pachioli) proposta da Pietro Celona; gli artisti presentati da Gabriella Ardissone; quasi tutti gli scultori presenti, con punte di autentica raffinatezza. Fra i singoli espositori non sponsorizzati, tra vecchie e nuove presenze, ci piace ricordare: Gabriella Bessi, Gemma Stefoni, Giorgio Pasolini, Daniela De Scorpio, Claudio D’Angelo, Livia Carta Segato, Neola Filippi, Mariangela Celasi, ed altri che è impossibile enumerare nello spazio necessariamente breve di un articolo. Per chi ne volesse sapere di più, c’è il robusto e articolato catalogo a colori curato con sapienza dall’ Arte Studio di Firenze, a cui ci si può rivolgere.

   Non si può porre termine a queste succinte riflessioni senza ricordare Sabrina e tutta l’equipe dell’Arte Studio, che hanno attivamente contribuito alla riuscita del meeting culturale, diretti, in maniera altamente manageriale, da Pietro Celona, dominus di tutta l’organizzazione.

                                                                                                                [Ettore Gorga]

                                                                          ( IL GOLFO”, quotidiano. Domenica, 21 novembre 1993)

 

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Illuminante testimonianza di Joseph Maurer, scrittore noto sull’isola d’Ischia non solo per la sua frequenza e per i suoi scritti, ma soprattutto per due conferenze tenute a Ischia e a Forio.

                       La creatività e il disordine ischitano

    Nella distensione spirituale di Ischia estiva, che mi concupisce con annuale puntualità da oltre trent’anni, sono sempre stato attratto dalla creatività e dal disordine ischitano come due contrasti ambivalenti, ma vitali e necessari. Quest’anno ho assaporato il piacere intimo di due autentiche e gratificanti sorprese : la mostra dei dipinti di John Sutherland al Palazzo Reale di Ischia e quella di Raffaele Di meglio al Brusoni bar di Forio. Per non parlare di Morandi e Caporossi, che ormai però sono “monumenti nazionali” consolidati e che partanto non riservano più sorprese (anche se il loro fascino non conosce tramonto). Sutherland e Di Meglio sì che sono delle autentiche sorprese. Modi di dipingere completamente diversi è vero, ma c’e un comune denominatore di ispirazione e stimolo: il senso di libertà ed un cruccio profondo per le continue violenze alla natura.

   Gli organizzatori della mostra del pittore John Sutherland (da non confondere con Grahm Sutherland morto nel 1980 a Londra) hanno inserito sessantaquattro suoi dipinti su tela di grandi dimensioni, nelle sei sale di rappresentanza di una villa del ‘700 (Palazzo Reale), determinando un positivo contrasto tra la struttura classicheggiante ed una pittura di avanguardia (quella di John Sutherland) di notevole forza espressiva, densa di dissonanze cromatiche e carica di energia gestuale; di modo che l’ambiente ospitante e i quadri ospitati ne risultano entrambi arricchiti.

   La mostra di Raffaele Di Meglio è articolata in  nove grandi dipinti per raggiungerli devi attraversare un viale impreziosito da una serie di cactus a sfera ( soeherensia brughii) la cui bellezza spinosa già ti fortifica e ti predispone l’animo all’impatto. Perché di impatto si tratta. La forza surreale degli scenari dipinti da Di Meglio, quei paesaggi di sogno, quella magia che sprigiona dagli accostamenti di colori, conquistano il visitatore (predisposto) con una energia aggregante ed esaltano, trascinandoti nel mondo gioioso, unico ed impalpabile, dell’artista. Chi cerca un approccio con l’arte contemporanea rifiutando la pesante influenza della critica militante ( spesso asservita ad interessi che nulla hanno a che vedere con l’attività creatrice), non può mancare di visitare queste due mostre. Un mezzo a portata di mano, per misurare anche se stessi, la propria capacità autonoma di giudizio, oltre a quella di riuscire a mettersi o meno in sintonia con il momento magico con l’autore: proprio perché la figura e la prospettiva sono ridotti nei dipinti in oggetto, a pure e semplici essenzialità emblematiche, che nulla hanno a che vedere con quelle della quotidianità. Certo, non ci si può accostare ad opere del genere  con spirito ameno e vacanziero, come se si andasse a sorseggiare una limonata fresca!    Joseph Maurer

       Ringraziamo lo scrittore Joseph Maurer per questa sua illuminante testimonianza: ricordando ai nostri lettori l’ampio servizio  pubblicato sul nostro giornale il 23 marzo 1991 sulla vita e sulle opere del prof. Maurer, il quale è noto nell’ Isola d’ Ischia non solo per la sua frequenza estiva e per i suoi scritti, ma soprattutto per due indimenticate conferenze, tenute a Ischia e Forio, sui filosofi Spinosa e Giuseppe Rensi.

                                                                                                (quotidiano “Il Golfo”, sabato 17 Agosto 1996, pag.9 ) 

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E’ accaduto alla mostra del pittore John Sutherland al Palazzo Reale

   Vittorio Sgarbi assalito dalle ammiratrici

  Una fan scatenata si era addirittura impossessata di una pagina del registro contenente l’annotazione del popolare critico d’arte.

Continuano con successo le manifestazioni collaterali di 

« Ischia tra passato e futuro»

 Il successo riscosso dalla Mostra del pittore John Sutherland nei saloni del Palazzo Reale di Ischia, ha indotto gli organizzatori  a prorogare l’esposizione dei dipinti fino al 30 settembre, cedendo alle convincenti pressioni di personaggi noti e meno noti (ma tutti di buon gusto) come, fra gli altri, Vittorio Sgarbi e Maurizio Valenzi. In proposito è da riferire un episodio di infatuazione televisiva relativo al popolare critico d’arte. Dopo che il prof. Sgarbi aveva sostato, ammirato, fra i quadri di John Sutherland, è stato raggiunto da uno sciame di visitatrici che chiedevano l’autografo. Una, approfittando della calca, aveva addirittura strappato la pagina dove Sgarbi aveva annotato un suo pensiero profondo e lusinghiero nei riguardi del pittore. Se n’e’ accorto per tempo l’avv. d’Ambra che ha inseguito la collezionista di souvenirs, facendosi restituire il foglio.

   Uguale successo stanno altresì riscuotendo le manifestazioni culturali collaterali alla mostra di pittura, ideate e condotte da Nino d’Ambra. L’ultima aveva per titolo: “ Artisti in libertà: una ribalta aperta a tutti”, che si è imposta come uno dei migliori spettacoli di cultura dell’ estate ischitana. Di novità ce ne sono state tante, ma quella veramente sorprendente è stata offerta dal giornalista Ciro Cenatiempo che ha intrattenuto l’interessato e numeroso pubblico presente su alcune sue poesie di avanguardia tutte giocate su una originale e accattivante recitazione. Applauditissimi, fra gli altri, i pittori Franco Miranda e Tina Petroni che hanno esposto e illustrato alcune loro opere, nonché i piccoli musicisti Lucia di Meglio al pianoforte (in rappresentanza del gruppo femminile) e Simone Coda al flauto (in rappresentanza del gruppo maschile). La partecipazione delle poetesse Nunzia Migliaccio, Caterina Iacono, Tina Petroni e Rosa Genovino ha fatto ricordare gli antichi cenacoli letterari, che Vittoria Colonna organizzava nell’isola d’Ischia nel XVI secolo. I poeti Pasquale Balestriere e Geppino Fiorentino non sono stati da meno. Il primo ha offerto un saggio della potenza espressiva e della compattezza delle sue poesie con leggerne una dedicata al padre e un’altra “ Quando passaggi di comete…( primo premio “ Città di Quarrata”). Fiorentino ha recitato alcune sue dedicate poesie, piene di umanità come quella dedicata al cane. Infine Nino d’Ambra- che ha operato da anfitrione storico per tutta la serata- ha presentato alcuni suoi noti libri che furono arricchiti dalle illustrazioni di John Sutherland: “Girolamo Milone, giornalista cattolico d’assalto (1988)”, “Ricerche sulla scuola Media Napoletana dell’Ottocento (1990)”, “Storia della Libertà nell’isola d’Ischia (1991)” e “Un perdono assassino. Dialoghi sul terrorismo (1995)”, un dramma in 4 atti. Di quest’ultimo - a conclusione del meeting culturale – Caterina Iacono ne ha recitato, con grande partecipazione ed efficacia, il monologo finale in cui una terrorista espone il suo punto di vista sul pentitismo e sulla lotta armata. Dramma che l’Associazione Culturale “ La Rondine ” ( di cui la Iacono è presidente) si accinge a mettere in scena per fine anno con il lodevole scopo di raccogliere fondi per  opera di utilità collettiva. La manifestazione è stata organizzata dal Centro di Ricerca Storiche d’Ambra con la collaborazione dell’ Associazione Culturale “ la Rondine ” e della Sezione di Ischia della Fidapa.

                                                                                                                                                                           Annamaria Sepe

                                                                                                                                         (quotidiano “Il Golfo”, 5 settembre 1996) 

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ISCHIA

DA MORANDI A SUTHERLAND

 

In Fortezza o a Palazzo, c’è l’arte che fa bella mostra di sé, nel cuore dell’estate isolana. Un carnet di esposizioni irrinunciabili, per quanti hanno eletto la vacanza a periodo «remise en forme» non solo esteriore, ritagliando tra la tintarella, lo struscio e l’eventuale dancing, uno spazio di prestigio  per lo spirito. Un abbondante relax anti-stress.

E che l’offerta per così dire culturale di Ischia, non sia un aspetto secondario nel condizionare le scelte pomeridiane degli habituès lo conferma l’afflusso continuo di visitatori al Castello Aragonese, dove è allestita, fino al prossimo 29 settembre, un’antologia dedicata a Giorgio Morandi. Per il grandissimo maestro bolognese ( è scomparso nel ’64) Marilena Pasquali, appassionata curatrice del catalogo ha creato una suggestiva commistione di significati, illuminati dalla Luce del Mediterraneo. Bianchissima e forte, con la miscellanea di architetture del maniero di Gabriele Mattera e della Chiesa dell’Immacolata, che s’apre su visioni da sogno con ulivi.

   Da ieri sera, con una parabola ideale, il Moranti che ha ritrovato una nuova casa (le 54 opere esposte si possono visitare tutti i giorni fino al tramonto: biglietto 8mila lire), si lega a John Sutherland ospitato con un’imponente personale nelle sale dell’Antica Reggia che domina il porto. La “vernice” è stata trasformata da Nino d’Ambra, ideatore dell’iniziativa in  collaborazione con la Fidapa ischitana e l’Associazione Pittori Europei, in una vera performance di rievocazioni storiche sul tema Ischa,, tra passato e futuro,accompagnata dalle musiche del Quartetto jazz-rock che il vulcanico d’Ambra ha allestito per l’evento. Grandi tele e tematiche sociali e civili molto intense: è possibile ammirarle fino al prossimo 31 agosto, dalle 18  alle 21, dunque proprio nella dimora che fu di un uomo di libertà come Francesco Buonocore. Ingresso libero ( i gruppi possono concordare modalità d’accesso, con una telefonata al 993264).

   E ancora per pochi giorni, a Forio, nella Galleria Del Monte, ci sono altri segni pittorici ispirati da storia e rivoluzioni, con i loro drammi e i loro trionfi: ecco le opere di Maurizio Valenzi, già sindaco di Napoli e cittadini onorario del secondo Comune isolano per estensione.

                                                               Ciro Cenatiempo

                                         =(Quotidiano “Il Mattino”, 2 agosto 1996, pag. 15)

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Incontri ravvicinati di agosto ischitano

  ....«.Arte a Forio. Un vero e proprio festival di incontri ravvicinati con il riverse della vacanza isolana, molto accattivante. E come giudicare altrimenti, la splendida personale delle grafiche di Giuseppe Caporossi,  il grande artista romano scomparso nel 1972, allestita nella Galleria Giuseppe Del Monte a Forio? Dopo le opere di Valenzi, Peppino Del Monte ha ricreato così le atmosfere giuste per il Comune più esteso dell’Isola, che gli intellettuali di ogni epoca hanno eletto a “buen retiro”: fino al 30 settembre un rendez- vous è un rendez-vous  di pregio. Del resto, quello con Caporossi è  un appuntamento al top, perché da l’opportunità di verificare la sperimentazione all’italiana, tradotta nell’impegno di utilizzare tutti i possibili mezzi espressivi: matita, penna, collage, litografia; e poi ceramica, affresco, arazzo. spostandosi ad Ischia Ponte, al Castello Aragonese, è sempre tempo di grandiosa creatività, grazie all’antologica dedicata a Giorgio Morandi ( continua fino al 29 settembre), è alla Antica Reggia ischitana, che il vulcanico avvocato e scrittore Nino d’Ambra, ha creato luogo di straordinario interesse. Sul fondo, ancora un’esposizione, stavolta del pittore John Sutherland. Ieri sera intanto il Palazzo ha ospitato un dibattito graffiante sulla “figura e la prospettiva trappole devianti per la comprensione dell’arte pittorica”, poi uno spettacolo assolutamente originale: “Poeti ischitani tra Chopin, Cimarosa e musica jazz”.

   Vi hanno preso parte Ada Pappalepore, Lucia Tilena d’Amico, Filomena Piro, Gaetano Maschio, Gianni Vuoso, Giovannino Di Meglio, Pasquale Balestriere, Nunzia Migliaccio,  Caterina Iacono e lo stesso Nino d’Ambra. Musiche del Quartetto jazz-rock del Centro di Ricerche Storiche d’Ambra »……

                                                                     Ciro Cenatiempo

              (Quotidiano “Il Mattino” del 9 agosto 1996, pag.26)

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CULTURA

Si inaugura oggi la mostra di pittura nell’ambito di «Vivi nel Verde»

John Sutherland,

“falso d’autore”

  FORIO- Da sempre e da ieri, da domani e per sempre l’uomo adorerà il mistero. Se non esistesse lo creerebbe e, per confrontarsi nella sua paura dell’ignoto , si crea la fede.Il segreto e l’inespresso ci turbano ed affascinano. Quando Dio appare insufficiente, inventiamo il mito, le credenze, le sette. A queste incontrollate considerazioni possiamo portarci anche le pitture di John Sutherland, artista inglese residente in Australia, che opera da otto anni a Forio d’Ischia ed espone, per la prima volta al pubblico italiano, nell’ atrio del Centro di Ricerche Storiche d’Ambra (Via San Vito, 56- Forio – A partire da oggi con orario 19-22). Chi è John Sutherland, questo artista che sverna annualmente all’ombra dell’ Epomeo e traduce su tele e carta le proprie sensazioni cromatiche e informali? Domanda pleonastica: come quella, priva d’importanza, di sapere chi fosse Omero. L’importante, nella personalità, misteriosa o segreta, di John Sutherland sono questi primi venti pezzi di tecnica mista ( acrilico rehaussè alla tempera in maggior parte) che il Centro di Ricerche Storiche d’Ambra, derogando dell’abitudine letteraria e storiografica, ci presenta. Ed è subito mistero. Ci si chiede infatti come un figlio d’Albione, abituato alle nebbie alla Turner o, al massimo, ai grandi spazi selvaggi delle terre australi, possa immedesimarsi con tanta appassionata intensità, nell’ appartato, isolato ed autoctono mondo ischitano. Due pezzi eccezionali- “Evanescenze” e “Fuga dalla terra”- turbano per la loro “ verità” locale, più forte della stessa “ n’drezzata”, più violenta della minaccia, latente ma sempre viva, delle voragini dell’Epomeo.

   “Capire” Ischia nel profondo, nell’ autentico e nel vero come riesce a capirla John Sutherland, ha del prodigioso. Ragione per cui il mistero si ispessisce e ci spinge a creare, dietro la figura dell’ artista, un mito. Come se John Sutherland non esistesse - del resto che importanza hanno i nomi e le etichette? – e, al suo posto, invece si nascondesse un allegro folletto locale che si diverte gioiosamente con carta, tele e colori. Se così fosse, se cioè questo “ragionamento per assurdo” dettato in gran parte dal sentimento tipico dell’uomo di far proprio ciò che è bello, fosse possibile, ci troveremmo davanti, come si legge in giurisprudenza, ad una “luminosa” simulazione. E se anche ciò fosse quali sarebbero le conseguenze? Forse che le tele e i disegni di John Sutherland  perderebbero una pur minima parte del loro valore? No. In assoluto. Lasciamo dunque l’uomo John Sutherland alle sue nebbie del Tamigi o alle sue verdi praterie d’Australia e leggiamo i suoi lavori che ci ripropongono con una passione degna del più autentico figlio dell’ Aenaria, colori e immagini, sensazioni e “colpi di luce” che soltanto chi sente con passione e slancio questa terra vulcanica, può esprimere. Si veda ad esempio “Semina sull’Altipiano” o “ Lune islamiche” a giustificazione di quanto detto. John Sutherland (o il suo “allegro folletto” ischitano) parlano qui di realtà antiche di Yscla che si perdono nella notte dei tempi e della leggenda, come le origini stesse di questo microsomo vulcanico. John Sutherland insomma ci racconta l’isola e ci parla di Ischia come qualcuno che ne ha studiato a fondo la storia, ne ha vissuto le giorni e le notti, ne conosce le componenti contadine, pastorizie e viticole nel profondo. “Sole mediterraneo”, “Uccelli sulla collina”,  alcuni altri pezzi e, in particolare, “Forio di notte”, denunciano o, addirittura, svelano una padronanza del rito e della tradizione ischitana stupefacente per quell’artista venuto da lontano che è John Sutherland. Ad un punto tale che dovremmo, per riguardo e dovere, riconoscerlo come “ ischitano ad honorem” e a tutti gli effetti. Il suo espressionismo informale  di indubitabili qualità pittoriche, la sua esplosione gioiosa di accostamenti cromatici che fa pensare - ma diciamo questo soltanto per pura preoccupazione  di rendere accessibile il discorso a chi non vede l’esposizione - al mondo fantastico di un Chagall o alla ditirambica di un Mirò, ci costringono insomma a rifugiarci nel mistero. Ad aprire anche, per meglio capire e credere, una finestra sull’ignoto. Proprio perché la pittura di John Sutherland ci tocca e ci piace, ci turba e commuove vorremmo che, dietro l’etichetta del nome, si nascondesse l’allegro folletto ischitano. Come un demiurgo pronto a svelarci il segreto della vita e dell’arte, grazie al suo sapere e alla sua conoscenza. In tal caso John Sutherland ci apparirebbe come il più divertente e splendido falso d’autore.

                                                                       Enrico Giuffredi

                                                                                                        “ Il GOLFO”Quotidiano delle Isole Partenopee 

                                                                                                                         Domenica 9 settembre 1990- pag.12

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John Sutherland premiato a Sanremo

     Si è concluso a Sanremo il secondo festival internazionale di pittura contemporanea a cui hanno partecipato 179 artisti tra italiani e stranieri. Il Centro Ricerche d’Ambra ha inviato tre dipinti su tela di John Sutherland, uno dei quali ha ricevuto il quinto premio su 40 opere a concorso. Trattasi del quadro maggiormente apprezzato dalla Commissione dei Critici d’Arte e dai visitatori; ispirato ad un incidente mortale di alcuni mesi addietro (a cui dettero ampi risonanza la televisione e gli altri mass media) verificatosi sulla pista automobilistica di Imola, dove perse la vita Ayrton Senna, dal titolo «Circuito Mortale». Il dipinto già si distinse, nel mese di giugno scorso, a Ferrara, in occasione della nota mostra personale di John Sutherland, che riscosse un ampio successo.

John Sutherland è conosciuto nell’isola d’Ischia sia per la frequentazione ultradecennale che per aver illustrato con grande efficacia, alcuni libri di Nino d’Ambra; il più impegnativo per l’artista fu Girolamo Milone, giornalista cattolico d’assalto (1988).

( Quotidiano “Il Golfo” del 16 dicembre 1994, pag. 21)

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TUTTO ESAURITO FINO AL 13 OTTOBRE

  ISCHIA:  E’  BOOM NEGLI ALBERGHI

  …« Ma l’isola della villeggiatura di massa, che somiglia a una città galleggiante dove tutto è eccessivo, ha ancora diritto di accredito nell’èlite? Chissà. L’isola nel frattempo, continua a sfornare proposte di interesse per i suoi ospiti, che scoprono angoli e monumenti suggestivi. Come il Palazzo Reale, che domina tutta l’area del porto, dove è allestita fino al 30 settembre la mostra del pittore John Sutherland (a visitarla tra i tanti vip, Vittorio Sgarbi) organizzata dallo storico e scrittore Nino d’Ambra, vulcanico ideatore che si è fatto promotore di una serie di accattivanti e creative iniziative collaterali, dal titolo «Ischia, tra passato e futuro» che hanno coinvolto artisti multimediali, narratori, giovani musicisti, pittori, poeti. Sono stati chiamati a esprimersi liberamente nel corso di un happening che ha fatto emergere l’atmosfera suggestiva dell’Antica Reggia dei Borbone, che accoglie lo stabilimento balneare militare diretto dal colonnello Cozzi »….

                                                                                                                               Ciro Cenatiempo

                                                                      (Quotidiano “Il Mattino” del 14 settembre 1996, pag.24)

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Ischia Porto

E nella Reggia Cantori in libertà

  Ischia -  «Cantori d’Ischia in libertà», è il titolo-tema di una intrigante manifestazione, in programma martedì nei saloni dell’Antica Reggia di Ischia Porto. L’iniziativa chiuderà il ricco cartellone organizzato dallo scrittore e storico Nino d’Ambra, quale paniere collaterale alla mostra del pittore John Sutherland, ospitata appunto nell’antica dimora di re Ferdinando.

   «E’ un luogo ideale dove il fascino della natura e la forza magnetica delle radici saranno espressi – sottolinea d’Ambra – quale emblematico superamento degli egoismi». Durante la serata (inizio ore 18) sarà replicato «L’inno alla libertà» di Domenico Cimarosa, che ha costituito il filo conduttore della kermesse.

                                                                                                        (Quotidiano “Il Mattino” del 29 settembre 1996, pag. 26)

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   Davanti ad un'opera d'arte scattano meccanismi onirici che fanno emergere sentimenti e valori culturali, senza che con ciò venga annullato il rapporto con la quotidianità ed il vorticoso ritmo della vita contemporanea.

Si potrebbe dire che si tratta di una pausa: per un momento il pensiero si sposta dall'ingegneria genetica, dalla cibernetica, dall'interattività dei mezzi informatici per dare spazio ad un processo di introspezione, di riflessione e, perchè no?, di poesia. E si può anche affermare che una vera opera d'arte stimola sempre il nostro immaginario e la nostra sensibilità, qualunque sia il linguaggio espressivo e i materiali usati. E' il caso delle opere di John Sutherland. L'artista, dopo aver svolto ricerche assolutamente autonome attraverso le varie avanguardie, ha sviluppato ed imposto uno stile innovativo ed evolutivo, collocabile ai limiti dell'astrazione, tra l'espressionismo e l'informale. Esperienze, emozioni, conscio e subconscio, realtà e sogni, alimentano una singolare forza cromatica che con grande vivacità, o assoluta tenuità, rende immediatamente percepibili i messaggi di un'arte innegabilmente ispirata, un'arte di ampi contenuti. John Sutherland possiede veramente la straordinaria capacità dio dare voce alle meditazioni dell'animo e alle percezioni sensoriali che scaturiscono dall'osservazione delle cose e degli eventi. E lo fa con un'istintiva e limpida scorrevolezza, con una semplicità e una umanità suadente, incisiva, estremamente coinvolgente. E' un'artista che ha personalità e valenza" (Gino Trabini, Dizionario Enciclopedico Internazionale d'Arte Contemporanea, 200/2001, Ferrara). 

 

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John Sutherland

Un espressionista astratto ad Ischia

  A ridosso dell'ultimo conflitto bellico la Germania di Hitler bolla pesantemente tutte le espressioni artistiche non figurative, decretandole "Arte Degenerata". Le Avanguardie emigrarono in parte negli Stati Uniti, ma molti rimasero nella vecchia Europa diradandosi tra la Svizzera e l'Italia. Qui, verso il mare, sull’Isola di Ischia, nell'elegia di un paesaggio solare e classico, si dinamizzò un epicentro di Arte Espressionista a lungo vitale. John Sutherland, di origine australiana, ne fu attratto negli anni '70. Pare che i colori e le luci dei Mediterraneo abbiano avuto un notevole influsso sulla sua sensibilità coloristica, abile, come si è rivelato, nel far affiorare calde patinature per una necessità pittorica sentimentalmente più coinvolgente. Non è il “segno", ma il gesto che lo precede immediatamente a muovere a spatola quel magma cromatico intessuto di fermenti incontrollati e disinibiti. La sua espressione artistica va ad allacciarsi a radici storiche di scottante evoluzione che comunque non esauriscono la straordinaria carica di magnetismo sprigionante dalle sue opere viste ed analizzate dal vivo. La spatola, oppostamente al pennello, agisce rapida, incisiva e dà l'immagine immediata di ciò che Lui vuole esprimere. L'artista, intimamente munito di cultura umanistica, fa capo alle varie tendenze espressionistiche e astratte del Centro Europa, negli anni '40, in cerca di un punto di fusione. Il grande esodo dei Surrealisti in America è l'evento che fa coagulare le correnti portanti, l'irrazionale e il simbolico. Sutherland si pone esattamente al crocevia dell'esperienza europea e dell'avventura americana: con sorprendente originalità da questa elabora la procedura a colore puro gettato sulla tela con la spatola e modellato con gesto istantaneo (da cui Gestualismo o Neogestualismo), da quella invece estrae il valore parametrico della Storia e dell’ Uomo che gli consente un approccio addirittura letterario e psicologico al soggetto, partecipe del malessere politico e sociale che affligge l'umanità di ogni parte della Terra dalla ricostruzione postbellica in poi, soprattutto se, in un paese come l'Italia, al restauro dei monumenti e alla riedificazione delle case non ha potuto corrispondere quello delle coscienze.

                                                                                                    (Giulia Sillato, rivista "Arte" Mondadori, aprile 1997)

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Appunti a margine di «Vivi nel verde» a Forio

  Arte e conche di plastica!

  Forio- L’aspetto migliore finora, delle manifestazioni culturali foriane di questo settembre è stata la possibilità di poter ammirare l’interno di alcuni antichi palazzi del centro storico. Sempre chiusi, e fra poco di nuovo, Palazzo Biondi, Morgera, Pezzillo e Patalano ospitano, nei loro androni, una serie di collettive e mostre. Ma a parte la qualità delle opere, la maggior parte delle quali andava maggiormente selezionata, la cosa che ha suscitato maggiore interesse è stata proprio l’apertura dei palazzi. Molti hanno rivissuto le emozioni della loro giovinezza ed un’occasione davvero irripetibile poter osservare la ricchezza delle architetture riproposte alla memoria collettiva della comunità soriana ed una volta almeno qualcosa di decente ai turisti. Il tutto è però troppo circoscritto. Sarebbe stato certamente più interessante la creazione di un percorso che coinvolgesse un itinerario più vasto nel tessuto urbano: da Monterone ad alcune torri, da Panza a Palazzo Covatta,  ma sappiamo bene che il tempo a disposizione degli organizzatori, quest’anno, è stato troppo breve per cui è già tanto se questo segmento dell’ iniziativa “Vivi nel Verde” è riuscito a decollare e dignitosamente. Un cenno a parte meritano le orrende conche di plastica nera usate come vasi per le piante, la maggior parte delle quali, purtroppo, soffocano il corso ed alcune vie del paese e che insieme agli stands disseminati in giro fanno tanto un’aria da sagra paesana o, che so, da Fiera della Casa: pulloverini, foto, ceramiche varie, completino da neonato. Abbastanza distante, invece, ed abbiamo allora il tempo di rilassarci, si apre il portone del palazzo di Nino d’Ambra a San Vito. Personaggi ed Interpreti. Non passa giorno che il vulcanico ed eclettico storico foriano non ci riservi qualche sorpresa. A proposito: facciamo tutti gli auguri a Nino                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                           d’Ambra. Pochi giorni fa il suo libro su Garibaldi ha ottenuto una menzione speciale a Procida al Premio “Elsa Morante”. Se lo meritava ed il riconoscimento è il giusto premio per l’interesse del d’Ambra per la ricerca storica che lo ha portato a soffermarsi soprattutto sui personaggi cosiddetti minori della storia italiana contemporanea. Gli attori della rivoluzione napoletana, Milone, l’epopea garibaldina ed altro.

   Questa volta Nino d’Ambra ha aperto l’ androne del suo palazzo per ospitare l’one man show di John Sutherland. Finora nessuno, credo, aveva avuto modo di conoscere questo artista. Il “folletto2 di cui parla E. Giuffredi, evidentemente, sorpreso ed adottato dalla coinvolgente malìa di Ischia s’è lasciato alle spalle le sue nebbie e caligini per lasciarsi coccolare dalle suggestioni cromatiche e dalla luce di Forio. E’ la nostra luce con la sua purezza e l’irripetibile scintillìo che ha intrigato artisti da Bargheer a Cremonini, a Pagliacci, a Visconti, a D. Hansen,permettendo anche alle intelligenze isolane con gli stessi. .

   Nell’ androne del Centro di Ricerche Storiche d’ Ambra scorrono così davanti agli occhi gli acrilici di Sutherland, tutti giocati su un vivido e voluttuoso cromatismo in cui i punti, le linee di puro colore compongono forme che, pur richiamando esplicitamente a varie letture, si caratterizzano comunque per una loro eleganza formale. Il segno sottile ed essenziale della grafica del trittico di “ Sogno della libertà” (è un tema tanto caro anche a te, vero, Nino d’Ambra?) ben si collega alla diacronia esplicita e vibrante del gorgo vorticoso, espressionistico, costituito dagli aranci ed i rossi di “Chernobyl” in cui urla la passione civile, ferita dell’ artista. Ma è solo un momento. Forio di ripropone in tutta la sua cocotterie nel grazioso e tenero “Forio di notte”. Le linee sinuose e cariche di rimandi culturali di “ Semina sull’ altipiano” e “Lune islamiche” sono probabilmente i pezzi meno suggestivi perché il senso della grafica  prevale sull’ ispirazione che, invece, prevalente e diretta come in  “ Fuga dalla terra” ed “Evanescenza” senza la rete del controllo formale rivela un’emozione partecipe ed esplicita, resa attraverso la fusione della memoria e l’impasto dei colori. E’ stata un’ ottima idea quella di Nino d’Ambra, il fatto di far conoscere un  altro artista e vale la pena allungarsi fino al suo palazzo a San Vito per completare un ideale Itinerario, seppure parziale, di una Forio meno contaminata. Queste sono proposte da non lasciare in sospeso. Provaci ancora, Nino!

                                                          Pierluigi di Majo

                                           (quotidiano “Il Golfo” del 23 settembre 1990, pag.17)

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...Dopo le gelide rappresentazioni delle varie periferie urbane, tutte apparentemente simili: da Mosca a Montreal, da Tunisi a Vienna, da Londra a Tokyo, da Amsterdam a Helsinki, da Budapest a Parigi, a Pechino, accomunate solo da un assordante silenzio, John Sutherland affronta il cuore pulsante del centro urbano della città, a cominciare da Tokyo che al crepuscolo ostenta la massima tensione di vita. Per l'artista è quasi una rinascita spirituale, una ricerca di contatti esistenziali e di memoria, meticolosamente evocati, forse nel ricordo nostalgico di una vita tumultuosamente vissuta.

                                                                                            Anastasia Villone

                                             (Dizionario d'Arte Moderna e Contemporanea 2007, Ferrara; pag. 234).

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Due opere fra le più emblematiche, realizzate da John Sutherland all'inizio del Terzo Millennio, sono da annoverarsi "New Economy" (in cui sottolinea con forza la caducità delle nuove frontiere dell'economia che non collocano al primo posto in assoluto l'avvio della risoluzione dell'immenso problema della fame nel mondo) e "Big Bang" dove il caos primordiale trova un perfetto equilibrio armonico conseguente ad un lungo processo di assestamento: la consueta spatola usata dal pittore nella sua immediatezza esistenziale, a volte come aspersorio e a volte come pugnale, si associa alla fotografia e al computer...

                                                                                                      Anastasia Villone

                                 (Dizionario d'Arte Moderna e Contemporanea  2001/2002 , Ferrara; pag. 265      ).

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John Sutherland, è un pittore moderno di eventi e temi che approfondisce con una tecnica di avanguardia e penetra emotivamente con i propri segni metaforici in situazioni sociali e ambientali.

L'analisi della realtà, allora, si trasforma in una sorta di racconto dai vari articolati capitoli in cui geometria, colore e allegoria creano una visione contingente delle storie commentate con il disegno e le allusioni anche cromatiche e il suo astrattismo-informale di gusto gestuale ha caratterizzazione di "messaggio" o "segnale" anche di critica o commento...

                                                                                              Antonio Caggiano

                                (Dizionario d'Arte Moderna e Contemporanea 2003/2004, Ferrara; pag. 370)

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La tragedia dell'undici settembre a New York non poteva non scuotere, dal più profondo del suo essere, John Sutherland, se si tiene presente che i temi sociali e libertari hanno informato grande parte del suo itinerario artistico ed umano. E' ancora lucido nel ricordo quando al Salone dell' Arte Contemporanea a Firenze, espose venti suoi dipinti ispirati alla Guerra del Golfo del 1991, che furono una vibrata protesta contro Stati e Religioni che non erano riusciti a fermare il conflitto. Ma l'assassinio preordinato di tremila innocenti è un'aberrante generazione che pone l'uomo al di fuori del consorzio umano per catapultarlo di colpo nel periodo tribale.

                                                                                 Giovanni Plotino

                                       (Dizionario d'Arte Moderna e Contemporanea 2002/2003, Ferrara; pag.283 )

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A PALAZZO MAFFEI DI VERONA

ESPONE IL PITTORE JOHN SUTHERLAND

     A Palazzo Maffei, nella sala del Campidoglio, è ordinata una personale di John Sutherland, pittore di origine australiana, esponente del neogestualismo esistenziale. Il suo lavoro, rigorosamente astratto, si realizza prevalentemente con gli strumenti della spatola e del colore denso, acrilico oppure olio, a seconda delle sue esigenze tecniche e creative.

   Talvolta egli usa l’acquerello o la china, ma sono gli acrilici e gli oli a connotare, con maggiore evidenza, la sua ricerca ; sono i quadri attraversati dai segni nervosi di un gesto che si muove con immediatezza e rapidità esecutive a caratterizzare le sue prove «Il suo espressionismo informale di indubitabili qualità pittoriche- scrive Enrico Giuffredi la sua esplosione gioiosa di accostamenti cromatici che fa pensare al mondo fantastico di Chagall, ci costringono a rifugiarci nel mistero».

(quotidiano “L’Arena” di Verona del 13 novembre 1996, pag.10

 

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[MOSTRA  IN  CORSO]

  ESPOSTE AL CENTRO RICERCHE STORICHE D’AMBRA

  Le opere del pittore John Sutherland, in mostra a Forio

di Carmela Iacono – 4 maggio

    Il Centro Ricerche Storiche d’Ambra (fondato nel 1977) contribuisce a stimolare il gusto per la ricerca storica e per l’interpretazione delle testimonianze del passato.

L’ultima iniziativa è l’allestimento della mostra dedicata a John Sutherland, per lunghi anni ospite della nostra isola. La sua espressione artistica è fondata su radici storiche evoluzionistiche, che non hanno esaurito la carica vitale delle sue opere. Nelle sue opere non c’è descrizione, ma tutto è all’essenziale alle atmosfere personali, che ognuno prova osservando ed immedesimandosi nei suoi dipinti. Le sue tele esprimono una conoscenza profonda dell’arte informale. Alcune sue opere sono legate all’azione del vento, espresse da un movimento concentrico, come Il vento” rappresentato in rosso su bianco come se volesse chiarire il segno d’altri quadri a lui correlati: La Bufera e Lo scirocco di Primavera”. Affascinante è: “La danza della Feconditàdove su un lenzuolo bianco ci sono delle protuberanze e delle rientranze che si seguono e si lasciano come in una danza sensuale.

    Un altro aspetto della sua pittura è la staticità, egli riesce ad ottenerla associando dei colori e combinandoli tra loro, come in “Autoritratto” dove il pittore rappresenta un cranio visto dal dietro e guarda in una direzione dove è possibile che egli stia guardando verso uno specchio, alcuni critici dicono che questa sua rappresentazione potrebbe essere un suo momento di grande riflessione con se stesso. Quadri d’interesse politico come “Bosnia 94” , che ricorda la tragedia che investì i paesi balcanici, rappresenta uno squarcio su tempesta di sangue” una che inondò il paese, correlati sono anche “Infanzia Bosniaca” e “ i dolori delle donne Bosniache”.

Altri quadri (non esposti ma pubblicati sulla rivista Mondadori) illustrati magistralmente dall’avvocato Nino d’Ambra come “In morte di Gabriele Cagliari” legato al periodo di tangentopoli, e “Il passero e l’Aquila Reale” legato al tema dell’ eterna lotta tra i deboli e i più forti, il primo rappresentato dal passero che si piega al proprio destino di soccombente.

Altri temi evidenziati nella mostra sono quelli della musica come nel celebre e maestoso “Jazz band” un nero su bianco, tratti tra loro armoniosi sembrano note scritte su un pentagramma o dal più moderno rock puro dedicato all’artista italiana Gianna Nannini, ma anche temi dell’ecologia come in “Agonia di una tartaruga marina”. E il tema della guerra in “La casa di Luisa”: qui l’autore si ispira a un racconto che narra di una casalinga la quale, mise a disposizione la propria casa per proteggere i partigiani in fuga, senza tener conto dei propri rischi. E non mancano gli spunti di tipo religioso. Come “Cacciata dal tempio”, ispirato alla Bibbia, quando Cristo cacciò i mercanti dal tempio. Molti sono gli esperimenti che l’autore propone. Come la produzione di quadri su carta velina unici nel loro genere, poiché, per la sottigliezza del materiale, possono creare l’effetto di un duplice quadro. Il logo stesso, emblema del centro di studi storici foriano, è stato del resto creato dal Sutherland, a significare la difficoltà e la complessità della ricerca storica.  

( “Corriere dell’isola” n.17 del 06.05.2009, pag.7)

 

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                "Danza della fecondità". Acrilico su tela; cm. 120 x 100  

100 dipinti di grandi dimensioni, retrospettiva di 25 anni

 

JOHN SUTHERLAND: QUANDO LA PITTURA SI FA SPAZIO DI LIBERTA’.

Il gesto e lo sguardo: l’auscultazione della realtà nel dinamismo di un’arte che è comunicazione diretta col mondo. Le opere sono in mostra presso il Centro di Ricerche Storiche d’Ambra.

 

di  MASSIMO COLELLA

      Un affascinante percorso tra lucide follie di colori, un viaggio onirico tra le realtà del mondo contemporaneo e mitico, osservate attraverso lo sguardo rapido e profondo di chi sa catturare l’immagine traendola al contempo dall’interno del Soggetto e dall’esterno dell’Oggetto, un’esplorazione dell’anima nelle tortuose auscultazioni di un universo in agonia: è questa l’arte di John Sutherland, è questo l’itinerario iniziatico ai misteri dell’oggi che le opere del pittore  in mostra al Centro di Ricerche Storiche d’Ambra delineano con straordinaria icasticità e mirabile potenza. Un’arte, quella di Sutherland, che nasce dal gesto, da un gesto che è libera espressione immediata e mediata di un’istanza dell’animo, da un gesto che è verifica esistenziale della capacità di mettersi in relazione con l’esterno. L’arte di Sutherland – che ha origini australiane, sebbene sia ischitano di adozione – più che un ripiegamento sull’interiorità e un avvitamento progressivo nel Sé, è una forma liberatoria di un’urgenza dell’animo che ha in sé, però, il desiderio di guardare all’esterno del proprio spazio interiore, tanto che si potrebbe dire che lo spazio interiore – che è forza psichica che comunque emerge nei grovigli della pittura – si fa cassa di risonanza della realtà esterna, specchio e riflesso tangibile e intangibile di una comunicazione diretta e immediata con il mondo esteriore (e immediata non nel senso che sia un’arte irriflessa e priva di filtri ragionativi, bensì in quanto tanto elaborata mentalmente e sottilmente interiorizzata che sulla tela il rapporto col mondo risulta, allo sguardo dell’osservatore, quasi la naturale estrinsecazione di un potere che definirei di “ascolto del reale”).

 

   Ciò che si intende dire è che l’arte raffinatissima del Sutherland è più spesso rivolta all’esterno che all’interno, e che questo “esterno” – intuito più che rappresentato, fascinosamente abbozzato più che delineato – è talmente interiorizzato che l’osservatore percepisce nel risultato finale dell’elaborazione pittorica, che è poi l’atto ultimo di un travaglio interiore e di un’ispirazione mai forzata, la vigorosa forza di uno “sguardo”, quello dell’artista, sul reale e sull’irreale o meglio su una sorta di reale archetipico, che è sguardo nell’interno e nell’esterno, nel “fuori” e nel “dentro” rispetto ad una soggettività che preme i confini della coscienza per divenire prorompente forza di conoscenza che diviene comune, collettiva e fruibile, talora quasi pedagogica.

Ed è naturale poi che lo sguardo di Sutherland debba fare i conti con un altro sguardo, che è il nostro, sicché nella visione/fruizione della creazione estetica all’opera sono due sguardi paralleli e complementari, e da questo gioco di sguardi nasce più che una pura sensazione, una vibrazione dell’intelletto, quasi come un’apertura su uno sconfinato orizzonte di pensiero. Si tratta, in questo senso, di un’arte intellettiva che prevede la partecipazione dell’osservatore per la decifrazione/comprensione non tanto della tela in sé, quanto di quel “reale” di cui l’opera si fa tramite, quasi che le acrobazie cromatiche provenienti dall’impulso di un gesto (im)mediato abbiano in sé la forza di esprimere i problemi dell’odierno più di quanto possa fare un’arte discorsiva e parlata, proprio in quanto un’arte siffatta si libera dalla vana retorica e si produce in tanti squarci di riflessione quanti sono i vibranti e rapidi gesti che producono arte e sono essi stessi arte.

 

   E così i labirinti interiori delle forze psichiche si liberano nell’estrinsecazione gestuale-esistenziale (talora espressionistica) di un mondo lacerato da tensioni e contraddizioni: ecco allora la serie delle “Periferie urbane”, i luoghi senz’anima che le tele ci rimandano in astratte figurazioni pittoriche da cui emerge un inquietante senso di abbandono e di desolazione, oppure le opere che ci consegnano uno sguardo lucidamente allucinato sulle guerre e sulle devastazioni compiute dall’uomo sull’uomo, o ancora le immagini relative alle catastrofi naturali messe tristemente a punto dal consorzio umano (si veda, ad esempio, la struggente “Agonia di tartaruga marina” in cui si fa evidente – mediante un gioco di monocromia celeste – la crudele dissipazione delle potenzialità naturali dovute, e mi servo delle significative espressioni di Umberto Galimberti, alla sostituzione della “Legge del Tutto” con quella “dell’uomo sul Tutto”, che ha determinato gli squilibri parossistici cui assistiamo mai troppo vigili, mai troppo attivi).

 

   E questo sguardo sull’esterno, che è poi sguardo su un esterno interiorizzato e su un interno esteriorizzato, somma di impressionismo ed espressionismo risolta in un neo-gestualismo vibrante che ha tratti esistenziali, sguardo che guarda l’esterno e non lo fotografa, ma lo ripone nella psiche per poi trarlo fuori trasfigurato, essenzializzato, purificato e translucido, cartina tornasole di una risonanza dell’anima che si fa poesia pittorica, questo sguardo, dico, può volgersi anche alle terre lontane ed archetipiche del mito, da cui trarre come da un serbatoio sempre abbondante e vivido innumerevoli significazioni dell’alterità sempre profondamente intuita e magistralmente resa nel gioco psichico di forze incrociantesi nella mente e sulla tela (di qui i viluppi cromatici, nodi dell’anima, nodi della realtà prima che nodi di colore). Il mito diviene così metafora e figurante prezioso di una realtà sempre viva che emerge nelle sembianze magiche di un universo mai lontano, che si fa specchio di una dimensione conscia e inconscia, tanto onirica da invertirsi nel suo contrario di un immaginario per niente sognante. Di qui nascono opere come “L’armatura di Ettore”, in cui il guerriero omerico è immaginato nel momento della negazione di sé, che epicamente è esaltazione massima del proprio Io, allorquando dilaniato dal furioso Achille sotto le mura di Troia (ma lo spazio nella tela del Sutherland è assente; la dimensione cromatica dello sfondo è il bianco decontestualizzante e attualizzante di uno spazio che è il non-spazio del sempre: Ettore come simbolo non tollera restrizioni spazio-temporali), il fiero combattente teucro si disintegra in brandelli neri, che sono poi i pezzi disuniti ormai della sua armatura con cui a suo tempo si era identificato in una totale simbiosi con la sua missione di difensore dell’alma patria. Di qui, da questo disperato tentativo di aggrapparsi al mito – non per evadere in un sovramondo fiabesco e leggendario, ma anzi per direzionare in senso intro- ed extro-iettivo un dinamismo di significati che dall’odierno trascorrono al mitico e viceversa – nascono opere che del gesto smisurato e abnorme dell’artista-creatore conservano la soave armonia; ma quest’armonia non è una pacificazione formale, ma un’inquietudine che ci dice tutto nel massimo dell’oggettività, che è però inevitabilmente e splendidamente un’oggettività riflessa e, pertanto, squisitamente soggettiva.

 

   Ma la grandezza dell’arte di Sutherland è, a mio avviso, in quell’apparente mancanza di senso che guida il gesto istintuale del pittore e in quella pienezza di senso che invece poi emerge dalle sue opere, ed emerge proprio in virtù di quel gesto che, seppure incosciente nell’istante, in realtà reca in sé la straordinaria stratificazione concettuale di una riflessione maturata nel tempo che da inconscia si fa conscia solo nella realizzazione ultima dell’opera, quando le tonalità cromatiche sulla tela (i soggetti,  ad acrilico e ad olio, sono realizzati prevalentemente a spatola: il risultato estetico è nell’originario dinamismo della tecnica ed anzi nell’ancor più originario dinamismo della mente creatrice che nell’istante intuisce e nell’istante realizza) recano in sé un significato multiplo che paradossalmente non si cerca consapevolmente di comunicare ed eppure si comunica con maggior forza in quanto non è un’istanza dell’intelletto – che pure opera nella stratificazione concettuale della crescita spirituale dell’artista – ad agire, bensì l’agito è tutto determinato da un’istanza dell’anima, mentre il gesto, completamente immemore (non sa e non vede: eppure la mano creatrice, si direbbe, ha occhi e sente), porta a realizzazione quell’alchimia di cui quasi non si comprende infine chi è l’artefice.

 

   E nel gioco di sguardi (dell’osservatore e dell’artista, che a sua volta è deframmentato e scisso negli sguardi rifrangentesi della psiche e della mente, del corpo e della mano, del gesto e dell’intelletto) veramente ha la meglio non la volontà precostituita di una coscienza senziente e coordinante, ma il libero equilibrismo di una forza onirica che spinge le visioni fino al limite del dicibile e del comprensibile, di una forza che l’artista riesce a lasciare andare, quasi che tale forza fosse il doppio del Sé artistico, forza fascinosa che tracima e riconduce ad una profonda visione etica come a un bacino comune da cui ogni cosa ha origine e in cui ogni cosa rifluisce. E lo straordinario risiede per l’appunto nel fatto che questa visione non è imposta volutamente sullo schermo bidimensionale (e aperto) della tela, bensì naturalmente s’impianta grazie a quella sintesi portentosa tra gesto e psiche che porta sul quadro la forza di un’eticità mai tematizzata direttamente e che eppure si tematizza da sé grazie all’incanto di un’indole profondamente artistica e morale, lì dove il Bello e il Bene si identificano.

 

   Lo sguardo multiplo di cui si diceva, talora viene apertamente approfondito in sede estetica in tele come “L’occhio del serpente”, in cui l’osservatore è immesso completamente nelle profondità verdi e scarlatte dello sguardo ferino (il gioco degli sguardi, in questo caso si moltiplica all’infinito) e “Bufera”, in cui lo sconvolgimento naturale di una tempesta acquista le sembianze antropomorfiche di vortici che assumono le fattezze di due occhi penetranti. Lo sguardo si fa così cifra di un’apertura, cioè propriamente di uno sguardo aperto all’esterno: e l’arte di Sutherland è per l’appunto questo, non l’auscultazione passiva di sé, ma occhio rivolto verso il mondo, tangibile tassello esperienziale di una comunicazione col reale.

 

   S’intende, poi, che questo così diretto coinvolgimento col reale non preclude strade di sublimazione, ed anzi non solo il mito, ma anche il mondo letterario coi suoi fantasmi potentemente suggestivi può farsi mezzo catartico di esplorazione del reale: ecco allora la tela del “Don Chisciotte” animato da un vitalismo terribile e sconvolgente, e ancora la profondità vermiglia di un’opera come “Francesca da Rimini” in cui il celeberrimo V Canto dell’Inferno dantesco è compendiato in tratti furiosi e dal dinamismo estremo.

   Il reale così indagato, così refertato, così sublimato può essere allora veicolo di valori, di ricerca intellettuale, di critica: e critica nel senso etimologico, “discernimento”, da “krìno”: e discernere significa per l’appunto vedere (ritorna il tema dello sguardo e degli sguardi), osservare con occhi lucidi il degrado di un mondo sconvolto da assurdi principi economici (si pensi al drammatico quadro che accenna alla “New Economy”), da disastri ambientali sempre più evidenti (si veda, una tra tutte, un’opera come la vibrante “Desertificazione”), da guerre e stragi di ogni tipo (straordinariamente toccante il quadro rappresentante con movimento di circolare affettività le ricurve “Madri bosniache”). Sutherland osserva con disincantata e lucida intelligenza il triste baratro in cui la terra tutta sembra sprofondare, e lo fa attraverso i segni mossi e vibratili, talora allucinati, della sua pittura nitida come una poesia ben riuscita: eppure qualcosa si può fare, per salvare questo mondo trascurato e sfruttato, e quel qualcosa risiede in quel margine di luce offerto per l’appunto dall’osservazione, dalla comprensione: l’intellettuale che osserva, che comprende lancia il suo grido d’allarme; sta a noi raccoglierlo per combattere con dignità a che la Vita non scompaia nel nulla, non sia rinnegata nella solitudine di grigie “banlieus”, non sia respinta e rifiutata nell’agonizzante trauma della natura devastata. Le terre del mito e della letteratura offrono, in tal senso, non solo un corrispettivo simbolico, un figurante suggestivo delle nostre realtà eterne del sentimento, ma possono indicare una strada, un sentiero, stretto forse, che travalica i confini dell’Arte per giungere nelle lande desolate della Realtà e consegnare un’eredità di fiducia e di mutamento, di spinta energetica verso il Bene che platonicamente coincide col Bello, verso quel Sole che Sutherland sembra indicarci per sfuggire alla banalità tremenda e assurda dell’insipienza umana. Per approdare in una terra luminosa che noi possiamo forgiarci nel concreto. Per pervenire in un porto pacifico, guidati dalla conoscenza e attuazione di un ordine etico che solo può placare quel “Kaos” che ci siamo creati. Per ristabilire uno sguardo coerente sull’interno e sull’esterno, uno sguardo dell’anima che è pulsazione vibrante del gesto. E quel gesto è operosità attiva e ripristino di valori e, al fondo, ristabilimento di giustizia. E libertà.

 

                                        (Saggio di Massimo Colella, pubblicato sul quotidiano

                                            “Il Golfo” l’ 11 giugno 2009, inserto Arte e Cultura)

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N.B. La Mostra è visitabile liberamente, a qualsiasi ora, previo appuntamento telefonico (081997117).

         Per la selezione della rassegna stampa italiana e per alcuni giudizi critici sul pittore,consultare il sito

         Web: www.johnsutherland.altervista.org

 Anche: http://it.youtube.com/watch?v=Ogs16iV-zpo

       e    http://it.youtube.com/watch?v=En4lAgBj6HY

Oppure trovare su di un qualsiasi motore di ricerca “John Sutherland pittore”

 

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L'Ambiente nella pittura di John Sutherland

PERCORSI DI PITTURA

 

I PROBLEMI AMBIENTALI NELL’OPERA DI SUTHERLAND

La crisi ambientale come crisi valoriale

                  di  MASSIMO COLELLA

 

   S’inaugura qui uno spazio dedicato allo straordinario e affascinante linguaggio pittorico di John Sutherland, i cui dipinti sono in esposizione al Centro di Ricerche Storiche d’Ambra, a Forio d’Ischia. Si procederà di volta in volta con la descrizione di opere specifiche particolarmente suggestive o dei particolari “filoni” tematici, per così dire, dell’opera del pittore, sebbene s’inviti a non pensare all’operazione di Sutherland come ad un fenomeno facilmente “suddivisibile” e a considerare le divisioni contenutistiche che verranno effettuate puramente indicative all’interno della ben più vasta e irriducibile opera sutherlandiana.

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     Oggettivo com’è pur nella sua assoluta soggettività, lo sguardo pittorico di John Sutherland, continuamente proteso verso il mondo, si volge talora con insistenza sui dilaceranti problemi ambientali che rischiano di compromettere irrimediabilmente il cosmo. Sensibilissimo al tema, il pittore trasfonde in questo filone tematico (come già detto, la suddivisione in nuclei contenutistici è puramente arbitraria, sebbene sia innegabile che esistono certe linee di tendenza) una particolare forza emotiva, come di chi conosce bene e in profondità le difficoltà che vive il nostro pianeta a livello paesaggistico, la forza propria di chi soffre e manifesta il proprio tormento dinanzi ad una crisi ambientale che è poi nel fondo una crisi umana, non solo e non tanto perché determinata dall’uomo, ma perché è l’uomo stesso nei fatti a perdere la sua sfida valoriale.

   La difficile situazione in cui versa l’ambiente (vedi l’acrilico su tela: “Inquinamento del fondale”) è una sconfitta tutta umana, e Sutherland è abilissimo nel restituircela, placata quasi, sulla tela che riassorbe e purifica nell’arte le negatività dell’insipienza umana. Così, in “Agonia di tartaruga marina”(acrilico su tela cm. 100 x 120), tela monocromatica d’assoluta suggestione, lo sprofondare dell’animale negli abissi di una morte atroce è riprodotto con un dinamismo quasi espressionistico a significare la difficile piaga irrisolta e aggravantesi dell’inquinamento in tutte le sue declinazioni possibili.

   Allo stesso modo, in “Desertificazione”( acrilico su tela cm. 150 x 100): il dissesto ambientale è colto con uno sguardo lucidissimo che denuncia non soltanto un problema di natura estrinseca, bensì anche e forse soprattutto una desertificazione interiore, che poi di quella esterna ne è causa e al contempo effetto: in queste e nelle numerose opere che trattano segnatamente il tema (ma è naturale che questi nuclei contenutistici travalichino i confini di un “filone” per divenire episodici e marginali in altri percorsi concettuali, ma non per questo trascurabili), la crisi della Natura è, dunque, per Sutherland una crisi dell’Uomo, anzi “la” Crisi Umana per eccellenza, che sono sì i limiti intrinseci alla finitudine umana, ma maggiormente tragica decadenza contemporanea, assuefazione a un orizzonte di perpetua desertificazione e di perpetua morte, decadimento della Vita materiale e morale, perdita di un sicuro bagaglio di valori.

   Crisi Ambientale come Crisi Valoriale, dunque: come a dire – ed è questo, credo, il messaggio di Sutherland – che la desertificazione da cui bisogna guardarsi per poter salvaguardare il cosmo intero e l’uomo che ne è “copula” (homo copula mundi) non è visibile all’occhio umano – ed è per questo che è ancora più pericolosa. Si chiama “desertificazione”, sì: ma è dell’anima.

    Sul tema vedi anche le opere precedenti dell’Artista: “Inquinamento del fondale”, acrilico su tela; “Nube tossica”, acrilico su masonite; “Aragoste al petrolio”,acrilico su tela “Inquinamento vetrificato”, tecnica mista su carta.

                                           (quotidiano “Il Golfo” del 2 luglio 2009, pag.29)

 

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