John Sutherland
Nella sue opere predomina una rara quanto precisa potenza espressiva.
Presso la Galleria d'Arte Moderna Alba (Corso Porta Po, 82/A, Ferrara) si chiude venerdì 24 giugno sera l'interessante mostra personale di John Sutherland.
Sono in esposizione 25 dipinti, che colpiscono anzitutto per il segno, il movimento e la purezza delle cromie. Predomina una rara quanto precisa potenza espressiva. Le immagini nascono da sedimentazioni della memoria i da situazioni e avvenimenti della quotidianità. Non vi è mai alcuna descrittività: gli elementi sono ridotti ad essenzialità emblematiche, individuabili in particolari atmosfere, da cui traspare la viva partecipazione e l'intensa emozione dell'artista. John Sutherland realizza le sue opere con un linguaggio ai limiti dell'astrazione, tra l'espressionismo e l'informale. Alterna momenti di distensione lirica a vere e proprie esplosioni cromatiche che lo proiettano in una dimensione carica di energia gestuale. E' un artista che riesce fondamentalmente ad analizzare le proprie sensazioni. E' dotato di una grande umanità. Ha cuore, tanto cuore. E' sincero, autentico, convincente.
John Sutherland ha al suo attivo un'int4ensa attività espositiva, in Italia e all'estero (Adelaide, Melbourne, Forio d'Ischia, Philadelphia, Verona, ecc...). giornalisti e critici d'arte hanno scritto di lui su giornali e riviste. E' un artista da seguire con attenzione, in quanto è in continua ascesa.
Ha il recapito presso il Centro Ricerche d'Ambra, a Forio d'Ischia (Napoli). >>
Gino Trabini ( dal settimanale "Caleidoscopio" di Ferrara del 23/24 giugno 1994).
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<< Per chi voglia riconoscere, definire ed interpretare la terminologia artistico-espressionistica, è sufficiente dire che Picasso più di Matisse, è uno dei migliori esponenti dell'espressionismo la cui arte si basa più sulla "forma" della linea e sulla composizione che sul colore. La gran parte dell'opera di Picasso è grafica, lineare, monocromatica. L'espressionismo di John Sutherland invece è coloristicamente più intenso e fluente. Una qualità pittorica forte di tendenza esistenziale. Colori fluidi ma non traboccanti. Il suo espressionismo è spontaneo, emozionale, conseguenza di un particolare stato d'animo e di libera e immediata gestualità. Forse uno dei suoi migliori lavori è "Il Passero e l'Aquila Reale", un quadro ad acrilico eseguito a spatola nel 1994. Soggetto tragico e universale. Il dominio della dignità dell'umile e del debole sulla forza bruta del potente, è evidente. Il messaggio politico appare chiaro: il debole ala mercè degli artigli dell'arrogante, di un potente impietoso. La conclusione è del tutto tragica perchè la schiavitù priva l'umanità di ogni dignità. Solamente un popolo che c'è passato può capirlo. Il dipinto "Bosnia 1994" segue la stessa dialettica sociale. Rappresenta la guerra come una cosa maniacale, barbara, violenta, come una morte senza pietà, una vendetta senza giustificazione logica, al di sopra di ogni immaginazione. L'uomo dimezzato dal dolore ed abbandonato a se stesso può trasformarsi nella più feroce e maniacale delle bestie>> Emanuel V. Borg, professore dell'Università di Malta. Recensione pubblicata sulla rivista maltese "In - Nazzion Tagjna" il 25 luglio 1995 (traduzione dal maltese).
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Si
è conclusa la mostra di Sutherland
Una splendida serata di musica e poesia ha suggellato il ricco programma di eventi curato da Nino d’Ambra. Allo storico foriano il primo Premio
“ Francesco Buonocore” istituito dal sempre ospitale colonnello Cozzi.
La scelta del colonnello Cozzi non poteva essere più azzeccata. Nino
d’Ambra, infatti, ha legato il suo nome non solo all’ ideazione della mostra
di Sutherland, ma anche a studi e ricerche sulla famiglia Buonocore e dunque
sulla residenza vicino a quel lago che poi Ferdinando II avrebbe trasformato in
porto. Momenti intriganti della storia isolana che sono stati puntualmente
raccontati o ricordati dall’ Avvocato d’Ambra a quanti in questi mesi hanno
partecipato ai vari appuntamenti culturali che sono stati organizzati sempre
nello stabilimento Buonocore. L’ultimo dei cinque incontri che hanno animato
altrettante serate d’ estate si è svolto martedì scorso, in concomitanza con
la chiusura della mostra. Musica, poesia, folklore ischitano hanno
caratterizzato la piacevole kermesse pomeridiana protrattasi fino a sera, alla
quale, come era accaduto già in precedenza, ha assistito un folto pubblico. Ad
aprire simpaticamente, ma sempre nel segno della cultura, la manifestazione
erano stati i danzatori della N’drezzata dei piccoli di Buonopane, esibitisi
sulla grande terrazza della villa nella millenaria danza ischitana strappando
applausi a scena aperta da parte dei presenti. Tra questi non pochi turisti,
che, grazie alle spiegazioni sulle origini della danza buonopanese, hanno così
potuto conoscere ed apprezzare una delle più belle tradizioni della nostra
isola. Subito dopo il colonnello Cozzi, nell’ esprimere il suo compiacimento
per il successo della mostra di Sutherland, ha consegnato il Premio Buonocore a
Nino d’Ambra, il quale, dal canto suo, ha ringraziato il personale civile e
militare dello Stabilimento per il supporto fornitogli e per l’ottima
accoglienza riservatagli. Al colonnello Cozzi ha poi, a sua volta, consegnato
una copia del suo Garibaldi, cento vite in una, il pregevole volume
pubblicato anni fa che raccoglie documenti inediti sull’ Eroe dei due mondi e
ne evidenzia i particolari legami con l’isola d’Ischia. D’Ambra , poi, ha
ripercorso la storia secolare della Villa di Buonocore, soffermando la sua
attenzione di storico sul protomedico, affascinante figura di uomo del Secolo
dei Lumi, e sul nipote ed erede, nonché omonimo, che fu giustiziato a Procida,
in piazza dei Martiri, nel 1799 per aver partecipato alla Rivoluzione
napoletana. Il martire per la libertà Francesco Buonocore, d’altronde, era
stato più volte evocato da d’Ambra nei vari incontri succedutisi sul palazzo,
tutti dedicati al tema appunto della libertà. Tema che, insieme all’amore per
Ischia, ha dominato anche la parte più attesa della serata, quella dedicata ai
poeti isolani. Uno dopo l’altro hanno declamato i loro versi sull’isola
Verde Nunzia Migliaccio, Geppino Fiorentino, Rosa Genovino, Gianni Vuoso,
Clementina Petroni, Pasquale Balestrieri e Caterina Iacono, mentre
d’Ambra ha letto le poesie di Pietro Zivelli assente per un’ influenza. Il poeta rivoluzionario Domenico
Savio ha poi presentato brani dal suo poema
“Sarà Libertà”. Un momento intenso, quello regalato dai poeti, che hanno
cantato l’isola nelle sue più varie sfaccettature. Al successo della serata
hanno contribuito il maestro Peppino Iacono, al piano, e il baritono Gaetano Maschio , che
hanno intonato canzoni più o meno recenti ispirate alle bellezze dell’isola
nostra. Iacono e Maschio, accompagnati dal pubblico in coro, hanno al termine
cantato L’Inno alla libertà di Domenico Cimarosa, che veniva eseguito
sulle piazze dai rivoluzionari del 99. E con la musica che ha risuonato per le
sale dove già amavano ascoltarla Francesco Buonocore e i sovrani Borbone,
proprietari della villa, si è conclusa la bella serata. E una delle più
riuscite manifestazioni culturali che Ischia ha saputo offrire quest’ anno.
(quotidiano
“Il Golfo” del 4 ottobre 1996)
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ISCHIA TRA PASSATO E FUTURO
Ha realizzato un servizio sulla mostra del pittore John Sutherland
Il montaggio delle apparecchiature televisive norvegesi e la
articolata intervista a Nino d’Ambra sulle caratteristiche della pittura
gestuale e sulle sue origini (Cobra: Copenaghen, Bruxelles, Amsterdam), sulla
storia dell’ isola d’Ischia, sulla presenza di Enrico Ibsen e Giuseppe
Garibaldi a Casamicciola e di Michele Bakunin a Lacco Ameno, hanno richiamato
sulla terrazza dell’ Antica Reggia ad Ischia Porto, un gran numero di
visitatori e di curiosi da costringere gli organizzatori ad improvvisare un
minimo servizio d’ordine. Al termine dell’intervista e delle riprese
televisive, il giornalista Bucarelli, nel complimentarsi con
[Domenico Di Meglio]
Quotidiano “Il Golfo” del 14 settembre 1996
Verona Francesco Specchia
Attraverso
un uso traboccante dei colori, quasi pulsionale, ha attinto immagini comuni come
lo scatto di un podista durante il guizzo della corsa, la maschera di un attore
tragico nel pieno della recitazione, il sanguinoso squarcio della guerra di
Bosnia, L’Italia della speranza berlusconiana (il quadro ovviamente risale a 2
anni fa) e le ha mischiate con le proprie percezioni. In modo astratto. Ad una
prima lettura potrebbe collegarsi alle decorazioni di Klimt o ai medaglioni di
Baj, ai linguaggi cubisti e futuristi del 900. Ma, al di là delle
classificazioni, Sutherland, scandaglia l’anima del visitatore. Lo annega in
un mare di colori e lo rende spaesato. E poi lo nutre, in senso metaforico, ma
anche letterale. Infatti, legata alla mostra del pittore, parte anche un’
iniziativa gastronomica:L’arte contemporanea tra le rovine del tempio-Il
piatto dell’ arte. Si tratta di una selezione artistico-culinaria
sviluppata nell’ arco di venti mesi in alcuni dei migliori ristoranti della
città scaligera: si sceglie un artista di ottimo livello per ogni regione
(finora il Veneto e
Francesco Specchia
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John Sutherland di Forio (NA)
<< Il vivo interesse suscitato dal suo personale linguaggio artistico, ha confermato la sua notevole potenzialità espressiva, collocandola tra gli esponenti più significativi della Mostra di New York>> Flavio Pluviani.
<< Senza la rete del controllo formale rivela un'emozione partecipe ed esplicita, resa attraverso la fusione della memoria e l'impasto dei colori>> Pierluigi Di Majo.
<< Ad una prima lettura può anche sembrare collegarsi alle preziose decorazioni di Klimt ed ai medaglioni di Baj. Ma la ricerca appare nuova e davvero lodevoli i risultati>> Enzo Fabiani
("La Riviera", settimanale d'informazione della Riviera dei Fiori e Cote d'Azure, del 23 febbraio 1995, pag. 15 ).
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Conferenza del Pittore John Sutherland
Forio – Nella Biblioteca del Centro di Ricerche Storiche d’Ambra, il pittore John Sutherland ha tenuto una conversazione suo tema Arte e Libertà nella pittura del ‘900. Ha esordito evidenziando che, in questo secolo, le espressioni artistiche hanno goduto del massimo di libertà a causa di una decisa ed incisiva rivolta contro i condizionamenti dei secoli passati: le guerre e le dittature ne hanno solo rallentato la diffusione, non la genuinità. Ma quello che maggiormente ha contribuito alla libertà di espressione – ha continuato il pittore – è l’aver finalmente preso coscienza che spesso la prospettiva e la figurazione si erano rivelate una compressione spirituale che mortificava la genuinità della realizzazione artistica.
Questo non vuol dire che la figurazione non abbia raggiunto, in certi momenti della storia, vette artisticamente altissime, come nel Rinascimento.[Da Il Golfo del 18 maggio 1991].
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Cultura
Dopo
il successo e l’ampio consenso registrato al Palazzo Reale di Ischia - oltre
duemila visitatori (esattamente da2.300 a 2.500) nei due mesi è stata esposta
al pubblico - non potevano mancare ulteriori risonanze. E se si legge
attentamente la recensione della Sillato, specie nell’ultima parte, si scopre
che con i dipinti di John Sutherland si è “esportato” la migliore immagine
dell’ isola d’Ischia, quella che noi vorremmo fosse permanente. E questo
senza alcun onere per enti pubblici o privati, ma solamente con l’impegno
deciso di pochi entusiasti. Il merito va principalmente al Centro di Ricerche
Storiche d’Ambra che, con la collaborazione dello Stabilimento Termale
Militare, dell’Associazione Pittori Europei, dell’Associazione Culturale “
L’anno scorso a Milano, nelle sale del Palazzo della Regione, una
mostra dal titolo Rifugio Precario, Artisti e Intellettuali Tedeschi in
Italia dal 1933 al 1945 (Catalogo Mazzotta, 1995) presentava opere di
artisti, per la maggior parte germanici, alcuni ancora viventi, che nel corso
dell’ultimo conflitto bellico erano stati bollati dai pesanti e irrisolutivi
decreti nazisti, sull’ arte degenerata. Questi sconsacravano dall’
ufficialità tutte quelle forme d’arte che perseguivano l’immagine di un’
espressione interiore, lontano dagli stereotipi classici, emblemi dell’
imperialismo del Terzo Reich. Le avanguardie emigrarono in parte negli Stati
Uniti, ma molti rimasero nella vecchia Europa diradandosi tra
Non è il segno, “ bensì il gesto” segnino a determinare la sua pittura violenta e problematica, dove il colore viene dato di getto e a spatola a seguito di impulsi rapidi e possenti, a sottolineare appunto una tessitura di fermenti cromatici incontrollata e disinibita. Fa capo, chiaramente, all’ Espressionismo Astratto del gruppo di New york dove forme e colori prevengono ad una libertà totale d’ espressione come simbolica protesta al disastro mondiale e, per esteso, ai malesseri sociali. Ma il fondamento della tematica di J. Sutherland è umanistico: scarica in quell’ ammasso di forme e colori, che gli è congeniale, la rabbia di chi non si sottrae alla necessità del giudizio morale. A tal proposito sono da rammentare opere da lui eseguite nel 1994 sulla cronaca della Bosnia in guerra, sulle problematiche del nostro paese, come i mutamenti storici e politici determinati dalla strategia Mani Pulite e dall’assunzione al Governo, nel ruolo di Presidente del Consiglio dei Ministri, di un uomo nuovo, Silvio Berlusconi. La presenza di John Sutherland a Verona, presso Palazzo Maffei, nel contesto della Selezione Maffeiana 1996/97, che prevede a novembre una rappresentanza della Regione Campania, è un grande evento culturale. Si intravede l’apertura pluridirezionale della cultura Ischitana che offre alla fruizione di personaggi spesso geniali, provenienti dalle più imprevedibili parti del mondo, quell’ enorme patrimonio di valori e di immagini rappresentato dal calore umano degli abitanti, dall’ inimitabile pittoricismo del paesaggio e dalla vestigia di una storia millenaria.
GIULIA SILLATO
(quotidiano “Il
Golfo” del 31 ottobre 1996)
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Grande successo del pittore John Sutherland al Salone Italiano d’Arte Contemporanea di Firenze
Un grido contro la guerra
[Ettore Gorga]
( IL GOLFO”, quotidiano. Domenica, 21 novembre 1993)
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Illuminante testimonianza di Joseph Maurer, scrittore noto sull’isola
d’Ischia non solo per la sua frequenza e per i suoi scritti, ma soprattutto
per due conferenze tenute a Ischia e a Forio.
Nella distensione spirituale di Ischia estiva, che mi concupisce con annuale puntualità da oltre trent’anni, sono sempre stato attratto dalla creatività e dal disordine ischitano come due contrasti ambivalenti, ma vitali e necessari. Quest’anno ho assaporato il piacere intimo di due autentiche e gratificanti sorprese : la mostra dei dipinti di John Sutherland al Palazzo Reale di Ischia e quella di Raffaele Di meglio al Brusoni bar di Forio. Per non parlare di Morandi e Caporossi, che ormai però sono “monumenti nazionali” consolidati e che partanto non riservano più sorprese (anche se il loro fascino non conosce tramonto). Sutherland e Di Meglio sì che sono delle autentiche sorprese. Modi di dipingere completamente diversi è vero, ma c’e un comune denominatore di ispirazione e stimolo: il senso di libertà ed un cruccio profondo per le continue violenze alla natura.
Gli organizzatori della mostra del pittore John Sutherland (da non
confondere con Grahm Sutherland morto nel
La mostra di Raffaele Di Meglio è articolata in
nove grandi dipinti per raggiungerli devi attraversare un viale
impreziosito da una serie di cactus a sfera ( soeherensia brughii) la cui
bellezza spinosa già ti fortifica e ti predispone l’animo all’impatto.
Perché di impatto si tratta. La forza surreale degli scenari dipinti da Di
Meglio, quei paesaggi di sogno, quella magia che sprigiona dagli accostamenti di
colori, conquistano il visitatore (predisposto) con una energia aggregante ed
esaltano, trascinandoti nel mondo gioioso, unico ed impalpabile, dell’artista.
Chi cerca un approccio con l’arte contemporanea rifiutando la pesante
influenza della critica militante ( spesso asservita ad interessi che nulla
hanno a che vedere con l’attività creatrice), non può mancare di visitare
queste due mostre. Un mezzo a portata di mano, per misurare anche se stessi, la
propria capacità autonoma di giudizio, oltre a quella di riuscire a mettersi o
meno in sintonia con il momento magico con l’autore: proprio perché la figura
e la prospettiva sono ridotti nei dipinti in oggetto, a pure e semplici
essenzialità emblematiche, che nulla hanno a che vedere con quelle della
quotidianità. Certo, non ci si può accostare ad opere del genere
con spirito ameno e vacanziero, come se si andasse a sorseggiare una
limonata fresca!
Joseph
Maurer
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Continuano
con successo le manifestazioni collaterali di
«
Ischia tra passato e futuro»
Il successo riscosso dalla Mostra del pittore John Sutherland nei saloni del Palazzo Reale di Ischia, ha indotto gli organizzatori a prorogare l’esposizione dei dipinti fino al 30 settembre, cedendo alle convincenti pressioni di personaggi noti e meno noti (ma tutti di buon gusto) come, fra gli altri, Vittorio Sgarbi e Maurizio Valenzi. In proposito è da riferire un episodio di infatuazione televisiva relativo al popolare critico d’arte. Dopo che il prof. Sgarbi aveva sostato, ammirato, fra i quadri di John Sutherland, è stato raggiunto da uno sciame di visitatrici che chiedevano l’autografo. Una, approfittando della calca, aveva addirittura strappato la pagina dove Sgarbi aveva annotato un suo pensiero profondo e lusinghiero nei riguardi del pittore. Se n’e’ accorto per tempo l’avv. d’Ambra che ha inseguito la collezionista di souvenirs, facendosi restituire il foglio.
Uguale successo stanno altresì riscuotendo le manifestazioni culturali
collaterali alla mostra di pittura, ideate e condotte da Nino d’Ambra.
L’ultima aveva per titolo: “ Artisti in libertà: una ribalta aperta a
tutti”, che si è imposta come uno dei migliori spettacoli di cultura
dell’ estate ischitana. Di novità ce ne sono state tante, ma quella veramente
sorprendente è stata offerta dal giornalista Ciro Cenatiempo che ha
intrattenuto l’interessato e numeroso pubblico presente su alcune sue poesie
di avanguardia tutte giocate su una originale e accattivante recitazione.
Applauditissimi, fra gli altri, i pittori Franco Miranda e Tina Petroni che
hanno esposto e illustrato alcune loro opere, nonché i piccoli musicisti Lucia
di Meglio al pianoforte (in rappresentanza del gruppo femminile) e Simone Coda
al flauto (in rappresentanza del gruppo maschile). La partecipazione delle
poetesse Nunzia Migliaccio, Caterina Iacono, Tina Petroni e Rosa Genovino ha
fatto ricordare gli antichi cenacoli letterari, che Vittoria Colonna organizzava
nell’isola d’Ischia nel XVI secolo. I poeti Pasquale Balestriere e Geppino
Fiorentino non sono stati da meno. Il primo ha offerto un saggio della potenza
espressiva e della compattezza delle sue poesie con leggerne una dedicata al
padre e un’altra “ Quando passaggi di comete…( primo premio “
Città di Quarrata”). Fiorentino ha recitato alcune sue dedicate poesie, piene
di umanità come quella dedicata al cane. Infine Nino d’Ambra- che ha operato
da anfitrione storico per tutta la serata- ha presentato alcuni suoi noti libri
che furono arricchiti dalle illustrazioni di John Sutherland: “Girolamo
Milone, giornalista cattolico d’assalto (1988)”, “Ricerche sulla scuola
Media Napoletana dell’Ottocento (1990)”, “Storia della Libertà
nell’isola d’Ischia (1991)” e “Un perdono assassino. Dialoghi sul
terrorismo (1995)”, un dramma in 4 atti. Di quest’ultimo - a conclusione
del meeting culturale – Caterina Iacono ne ha recitato, con grande
partecipazione ed efficacia, il monologo finale in cui una terrorista espone il
suo punto di vista sul pentitismo e sulla lotta armata. Dramma che
l’Associazione Culturale “
Annamaria Sepe
(quotidiano “Il Golfo”, 5 settembre 1996)
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ISCHIA
DA MORANDI A SUTHERLAND
In Fortezza o a Palazzo, c’è l’arte che fa bella mostra di sé, nel cuore dell’estate isolana. Un carnet di esposizioni irrinunciabili, per quanti hanno eletto la vacanza a periodo «remise en forme» non solo esteriore, ritagliando tra la tintarella, lo struscio e l’eventuale dancing, uno spazio di prestigio per lo spirito. Un abbondante relax anti-stress.
E che l’offerta per così dire culturale di Ischia, non sia un aspetto secondario nel condizionare le scelte pomeridiane degli habituès lo conferma l’afflusso continuo di visitatori al Castello Aragonese, dove è allestita, fino al prossimo 29 settembre, un’antologia dedicata a Giorgio Morandi. Per il grandissimo maestro bolognese ( è scomparso nel ’64) Marilena Pasquali, appassionata curatrice del catalogo ha creato una suggestiva commistione di significati, illuminati dalla Luce del Mediterraneo. Bianchissima e forte, con la miscellanea di architetture del maniero di Gabriele Mattera e della Chiesa dell’Immacolata, che s’apre su visioni da sogno con ulivi.
Da ieri sera, con una parabola ideale, il Moranti che ha ritrovato una
nuova casa (le 54 opere esposte si possono visitare tutti i giorni fino al
tramonto: biglietto 8mila lire), si lega a John
Sutherland ospitato con un’imponente personale nelle sale dell’Antica
Reggia che domina il porto. La “vernice” è stata trasformata da Nino
d’Ambra, ideatore dell’iniziativa in collaborazione
con
E ancora per pochi giorni, a Forio, nella Galleria Del Monte, ci sono altri segni pittorici ispirati da storia e rivoluzioni, con i loro drammi e i loro trionfi: ecco le opere di Maurizio Valenzi, già sindaco di Napoli e cittadini onorario del secondo Comune isolano per estensione.
Ciro
Cenatiempo
=(Quotidiano “Il Mattino”, 2 agosto 1996, pag. 15)
Incontri ravvicinati di agosto ischitano
Vi hanno preso parte Ada Pappalepore, Lucia Tilena d’Amico, Filomena Piro, Gaetano Maschio, Gianni Vuoso, Giovannino Di Meglio, Pasquale Balestriere, Nunzia Migliaccio, Caterina Iacono e lo stesso Nino d’Ambra. Musiche del Quartetto jazz-rock del Centro di Ricerche Storiche d’Ambra »……
Ciro Cenatiempo
(Quotidiano “Il Mattino” del 9 agosto 1996, pag.26)
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Si inaugura
oggi la mostra di pittura nell’ambito di «Vivi nel Verde»
“Capire” Ischia nel profondo, nell’ autentico e nel vero come riesce a capirla John Sutherland, ha del prodigioso. Ragione per cui il mistero si ispessisce e ci spinge a creare, dietro la figura dell’ artista, un mito. Come se John Sutherland non esistesse - del resto che importanza hanno i nomi e le etichette? – e, al suo posto, invece si nascondesse un allegro folletto locale che si diverte gioiosamente con carta, tele e colori. Se così fosse, se cioè questo “ragionamento per assurdo” dettato in gran parte dal sentimento tipico dell’uomo di far proprio ciò che è bello, fosse possibile, ci troveremmo davanti, come si legge in giurisprudenza, ad una “luminosa” simulazione. E se anche ciò fosse quali sarebbero le conseguenze? Forse che le tele e i disegni di John Sutherland perderebbero una pur minima parte del loro valore? No. In assoluto. Lasciamo dunque l’uomo John Sutherland alle sue nebbie del Tamigi o alle sue verdi praterie d’Australia e leggiamo i suoi lavori che ci ripropongono con una passione degna del più autentico figlio dell’ Aenaria, colori e immagini, sensazioni e “colpi di luce” che soltanto chi sente con passione e slancio questa terra vulcanica, può esprimere. Si veda ad esempio “Semina sull’Altipiano” o “ Lune islamiche” a giustificazione di quanto detto. John Sutherland (o il suo “allegro folletto” ischitano) parlano qui di realtà antiche di Yscla che si perdono nella notte dei tempi e della leggenda, come le origini stesse di questo microsomo vulcanico. John Sutherland insomma ci racconta l’isola e ci parla di Ischia come qualcuno che ne ha studiato a fondo la storia, ne ha vissuto le giorni e le notti, ne conosce le componenti contadine, pastorizie e viticole nel profondo. “Sole mediterraneo”, “Uccelli sulla collina”, alcuni altri pezzi e, in particolare, “Forio di notte”, denunciano o, addirittura, svelano una padronanza del rito e della tradizione ischitana stupefacente per quell’artista venuto da lontano che è John Sutherland. Ad un punto tale che dovremmo, per riguardo e dovere, riconoscerlo come “ ischitano ad honorem” e a tutti gli effetti. Il suo espressionismo informale di indubitabili qualità pittoriche, la sua esplosione gioiosa di accostamenti cromatici che fa pensare - ma diciamo questo soltanto per pura preoccupazione di rendere accessibile il discorso a chi non vede l’esposizione - al mondo fantastico di un Chagall o alla ditirambica di un Mirò, ci costringono insomma a rifugiarci nel mistero. Ad aprire anche, per meglio capire e credere, una finestra sull’ignoto. Proprio perché la pittura di John Sutherland ci tocca e ci piace, ci turba e commuove vorremmo che, dietro l’etichetta del nome, si nascondesse l’allegro folletto ischitano. Come un demiurgo pronto a svelarci il segreto della vita e dell’arte, grazie al suo sapere e alla sua conoscenza. In tal caso John Sutherland ci apparirebbe come il più divertente e splendido falso d’autore.
Enrico Giuffredi
Domenica 9 settembre 1990- pag.12
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John Sutherland premiato a Sanremo
John Sutherland è conosciuto nell’isola d’Ischia sia per la frequentazione ultradecennale che per aver illustrato con grande efficacia, alcuni libri di Nino d’Ambra; il più impegnativo per l’artista fu Girolamo Milone, giornalista cattolico d’assalto (1988).
( Quotidiano “Il Golfo” del 16 dicembre 1994, pag. 21)
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TUTTO
ESAURITO FINO AL 13 OTTOBRE
Ciro Cenatiempo
(Quotidiano “Il Mattino” del 14 settembre 1996, pag.24)
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Ischia Porto
E
nella Reggia Cantori in libertà
«E’ un luogo ideale dove il fascino della natura e la forza magnetica delle radici saranno espressi – sottolinea d’Ambra – quale emblematico superamento degli egoismi». Durante la serata (inizio ore 18) sarà replicato «L’inno alla libertà» di Domenico Cimarosa, che ha costituito il filo conduttore della kermesse.
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Davanti ad un'opera d'arte scattano meccanismi onirici che fanno emergere sentimenti e valori culturali, senza che con ciò venga annullato il rapporto con la quotidianità ed il vorticoso ritmo della vita contemporanea.
Si potrebbe dire che si tratta di una pausa: per un momento il pensiero si sposta dall'ingegneria genetica, dalla cibernetica, dall'interattività dei mezzi informatici per dare spazio ad un processo di introspezione, di riflessione e, perchè no?, di poesia. E si può anche affermare che una vera opera d'arte stimola sempre il nostro immaginario e la nostra sensibilità, qualunque sia il linguaggio espressivo e i materiali usati. E' il caso delle opere di John Sutherland. L'artista, dopo aver svolto ricerche assolutamente autonome attraverso le varie avanguardie, ha sviluppato ed imposto uno stile innovativo ed evolutivo, collocabile ai limiti dell'astrazione, tra l'espressionismo e l'informale. Esperienze, emozioni, conscio e subconscio, realtà e sogni, alimentano una singolare forza cromatica che con grande vivacità, o assoluta tenuità, rende immediatamente percepibili i messaggi di un'arte innegabilmente ispirata, un'arte di ampi contenuti. John Sutherland possiede veramente la straordinaria capacità dio dare voce alle meditazioni dell'animo e alle percezioni sensoriali che scaturiscono dall'osservazione delle cose e degli eventi. E lo fa con un'istintiva e limpida scorrevolezza, con una semplicità e una umanità suadente, incisiva, estremamente coinvolgente. E' un'artista che ha personalità e valenza" (Gino Trabini, Dizionario Enciclopedico Internazionale d'Arte Contemporanea, 200/2001, Ferrara).
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John Sutherland
Un espressionista astratto ad Ischia
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Questa volta Nino d’Ambra ha aperto l’ androne del suo palazzo per ospitare l’one man show di John Sutherland. Finora nessuno, credo, aveva avuto modo di conoscere questo artista. Il “folletto2 di cui parla E. Giuffredi, evidentemente, sorpreso ed adottato dalla coinvolgente malìa di Ischia s’è lasciato alle spalle le sue nebbie e caligini per lasciarsi coccolare dalle suggestioni cromatiche e dalla luce di Forio. E’ la nostra luce con la sua purezza e l’irripetibile scintillìo che ha intrigato artisti da Bargheer a Cremonini, a Pagliacci, a Visconti, a D. Hansen,permettendo anche alle intelligenze isolane con gli stessi. .
Nell’ androne del Centro di Ricerche Storiche d’ Ambra scorrono così davanti agli occhi gli acrilici di Sutherland, tutti giocati su un vivido e voluttuoso cromatismo in cui i punti, le linee di puro colore compongono forme che, pur richiamando esplicitamente a varie letture, si caratterizzano comunque per una loro eleganza formale. Il segno sottile ed essenziale della grafica del trittico di “ Sogno della libertà” (è un tema tanto caro anche a te, vero, Nino d’Ambra?) ben si collega alla diacronia esplicita e vibrante del gorgo vorticoso, espressionistico, costituito dagli aranci ed i rossi di “Chernobyl” in cui urla la passione civile, ferita dell’ artista. Ma è solo un momento. Forio di ripropone in tutta la sua cocotterie nel grazioso e tenero “Forio di notte”. Le linee sinuose e cariche di rimandi culturali di “ Semina sull’ altipiano” e “Lune islamiche” sono probabilmente i pezzi meno suggestivi perché il senso della grafica prevale sull’ ispirazione che, invece, prevalente e diretta come in “ Fuga dalla terra” ed “Evanescenza” senza la rete del controllo formale rivela un’emozione partecipe ed esplicita, resa attraverso la fusione della memoria e l’impasto dei colori. E’ stata un’ ottima idea quella di Nino d’Ambra, il fatto di far conoscere un altro artista e vale la pena allungarsi fino al suo palazzo a San Vito per completare un ideale Itinerario, seppure parziale, di una Forio meno contaminata. Queste sono proposte da non lasciare in sospeso. Provaci ancora, Nino!
Pierluigi di Majo
(quotidiano “Il Golfo” del 23 settembre 1990, pag.17)
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...Dopo le gelide rappresentazioni delle varie periferie urbane, tutte apparentemente simili: da Mosca a Montreal, da Tunisi a Vienna, da Londra a Tokyo, da Amsterdam a Helsinki, da Budapest a Parigi, a Pechino, accomunate solo da un assordante silenzio, John Sutherland affronta il cuore pulsante del centro urbano della città, a cominciare da Tokyo che al crepuscolo ostenta la massima tensione di vita. Per l'artista è quasi una rinascita spirituale, una ricerca di contatti esistenziali e di memoria, meticolosamente evocati, forse nel ricordo nostalgico di una vita tumultuosamente vissuta.
Anastasia Villone
(Dizionario d'Arte Moderna e Contemporanea 2007, Ferrara; pag. 234).
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Due opere fra le più emblematiche, realizzate da John Sutherland all'inizio del Terzo Millennio, sono da annoverarsi "New Economy" (in cui sottolinea con forza la caducità delle nuove frontiere dell'economia che non collocano al primo posto in assoluto l'avvio della risoluzione dell'immenso problema della fame nel mondo) e "Big Bang" dove il caos primordiale trova un perfetto equilibrio armonico conseguente ad un lungo processo di assestamento: la consueta spatola usata dal pittore nella sua immediatezza esistenziale, a volte come aspersorio e a volte come pugnale, si associa alla fotografia e al computer...
Anastasia Villone
(Dizionario d'Arte Moderna e Contemporanea 2001/2002 , Ferrara; pag. 265 ).
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John Sutherland, è un pittore moderno di eventi e temi che approfondisce con una tecnica di avanguardia e penetra emotivamente con i propri segni metaforici in situazioni sociali e ambientali.
L'analisi della realtà, allora, si trasforma in una sorta di racconto dai vari articolati capitoli in cui geometria, colore e allegoria creano una visione contingente delle storie commentate con il disegno e le allusioni anche cromatiche e il suo astrattismo-informale di gusto gestuale ha caratterizzazione di "messaggio" o "segnale" anche di critica o commento...
Antonio Caggiano
(Dizionario d'Arte Moderna e Contemporanea 2003/2004, Ferrara; pag. 370)
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La tragedia dell'undici settembre a New York non poteva non scuotere, dal più profondo del suo essere, John Sutherland, se si tiene presente che i temi sociali e libertari hanno informato grande parte del suo itinerario artistico ed umano. E' ancora lucido nel ricordo quando al Salone dell' Arte Contemporanea a Firenze, espose venti suoi dipinti ispirati alla Guerra del Golfo del 1991, che furono una vibrata protesta contro Stati e Religioni che non erano riusciti a fermare il conflitto. Ma l'assassinio preordinato di tremila innocenti è un'aberrante generazione che pone l'uomo al di fuori del consorzio umano per catapultarlo di colpo nel periodo tribale.
Giovanni Plotino
(Dizionario d'Arte Moderna e Contemporanea 2002/2003, Ferrara; pag.283 )
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A PALAZZO MAFFEI DI VERONA
ESPONE IL PITTORE JOHN SUTHERLAND
Talvolta egli usa l’acquerello o la china, ma sono gli acrilici e gli oli a connotare, con maggiore evidenza, la sua ricerca ; sono i quadri attraversati dai segni nervosi di un gesto che si muove con immediatezza e rapidità esecutive a caratterizzare le sue prove «Il suo espressionismo informale di indubitabili qualità pittoriche- scrive Enrico Giuffredi la sua esplosione gioiosa di accostamenti cromatici che fa pensare al mondo fantastico di Chagall, ci costringono a rifugiarci nel mistero».
(quotidiano “L’Arena” di Verona del 13 novembre 1996, pag.10
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[MOSTRA IN
CORSO]
di
Carmela Iacono – 4 maggio
L’ultima
iniziativa è l’allestimento
della mostra dedicata a John
Sutherland, per lunghi anni ospite della nostra
isola. La sua espressione artistica è fondata su radici storiche
evoluzionistiche, che non hanno esaurito la carica vitale delle sue opere. Nelle
sue opere non c’è descrizione, ma tutto è all’essenziale alle atmosfere
personali, che ognuno prova osservando ed immedesimandosi nei suoi dipinti. Le
sue tele esprimono una conoscenza profonda dell’arte informale. Alcune sue
opere sono legate all’azione del vento, espresse da un movimento concentrico,
come “Il
vento” rappresentato
in rosso su bianco come se volesse chiarire il segno d’altri quadri a lui
correlati: “
Un altro aspetto della sua pittura è la staticità, egli riesce ad
ottenerla associando dei colori e combinandoli tra loro, come in “Autoritratto”
dove il pittore rappresenta un cranio visto dal dietro e guarda
in una direzione dove è possibile che egli stia guardando verso uno specchio,
alcuni critici dicono che questa sua rappresentazione potrebbe essere un suo
momento di grande riflessione con se stesso. Quadri d’interesse politico come “Bosnia
Altri quadri (non esposti ma pubblicati
sulla rivista Mondadori)
illustrati magistralmente dall’avvocato Nino d’Ambra come
“In morte di
Gabriele Cagliari” legato al periodo di
tangentopoli, e “Il
passero e l’Aquila Reale” legato al tema
dell’ eterna lotta tra i deboli e i più forti, il primo rappresentato dal
passero che si piega al proprio destino di soccombente.
Altri temi evidenziati nella mostra sono
quelli della musica come nel celebre e maestoso “Jazz band” un
nero su bianco, tratti tra loro armoniosi sembrano note scritte su un
pentagramma o dal più moderno rock puro dedicato all’artista italiana Gianna Nannini,
ma anche temi dell’ecologia come in “Agonia
di una tartaruga marina”. E il
tema della guerra in “La
casa di Luisa”:
qui l’autore si ispira a un racconto che narra di una casalinga la quale, mise
a disposizione la propria casa per proteggere i partigiani in fuga, senza tener
conto dei propri rischi. E non mancano gli spunti di tipo religioso. Come “Cacciata dal tempio”,
ispirato alla Bibbia, quando Cristo cacciò i mercanti dal tempio. Molti sono
gli esperimenti che l’autore propone. Come la produzione di quadri su carta
velina unici nel loro genere, poiché, per la sottigliezza del materiale,
possono creare l’effetto di un duplice quadro. Il logo stesso, emblema del
centro di studi storici foriano, è stato del resto creato dal Sutherland, a
significare la difficoltà e la complessità della ricerca storica.
( “Corriere dell’isola” n.17 del 06.05.2009, pag.7)
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100 dipinti di grandi dimensioni,
retrospettiva di 25 anni
JOHN
SUTHERLAND: QUANDO
Il
gesto e lo sguardo: l’auscultazione della realtà nel dinamismo di un’arte
che è comunicazione diretta col mondo. Le opere sono in mostra presso il Centro
di Ricerche Storiche d’Ambra.
di
MASSIMO COLELLA
Ciò che si intende dire è che l’arte raffinatissima del Sutherland è
più spesso rivolta all’esterno che all’interno, e che questo “esterno”
– intuito più che rappresentato, fascinosamente abbozzato più che delineato
– è talmente interiorizzato che l’osservatore percepisce nel risultato
finale dell’elaborazione pittorica, che è poi l’atto ultimo di un travaglio
interiore e di un’ispirazione mai forzata, la vigorosa forza di uno
“sguardo”, quello dell’artista, sul reale e sull’irreale o meglio su una
sorta di reale archetipico, che è sguardo nell’interno e nell’esterno, nel
“fuori” e nel “dentro” rispetto ad una soggettività che preme i confini
della coscienza per divenire prorompente forza di conoscenza che diviene comune,
collettiva e fruibile, talora quasi pedagogica.
Ed è
naturale poi che lo sguardo di Sutherland debba fare i conti con un altro
sguardo, che è il nostro, sicché nella visione/fruizione della creazione
estetica all’opera sono due sguardi paralleli e complementari, e da questo
gioco di sguardi nasce più che una pura sensazione, una vibrazione
dell’intelletto, quasi come un’apertura su uno sconfinato orizzonte di
pensiero. Si tratta, in questo senso, di un’arte intellettiva che prevede la
partecipazione dell’osservatore per la decifrazione/comprensione non tanto
della tela in sé, quanto di quel “reale” di cui l’opera si fa tramite,
quasi che le acrobazie cromatiche provenienti dall’impulso di un gesto (im)mediato
abbiano in sé la forza di esprimere i problemi dell’odierno più di quanto
possa fare un’arte discorsiva e parlata, proprio in quanto un’arte siffatta
si libera dalla vana retorica e si produce in tanti squarci di riflessione
quanti sono i vibranti e rapidi gesti che producono arte e sono essi stessi
arte.
E così i labirinti interiori delle forze psichiche si liberano
nell’estrinsecazione gestuale-esistenziale (talora espressionistica) di un
mondo lacerato da tensioni e contraddizioni: ecco allora la serie delle
“Periferie urbane”, i luoghi senz’anima che le tele ci rimandano in
astratte figurazioni pittoriche da cui emerge un inquietante senso di abbandono
e di desolazione, oppure le opere che ci consegnano uno sguardo lucidamente
allucinato sulle guerre e sulle devastazioni compiute dall’uomo sull’uomo, o
ancora le immagini relative alle catastrofi naturali messe tristemente a punto
dal consorzio umano (si veda, ad esempio, la struggente “Agonia di tartaruga
marina” in cui si fa evidente – mediante un gioco di monocromia celeste –
la crudele dissipazione delle potenzialità naturali dovute, e mi servo delle
significative espressioni di Umberto Galimberti, alla sostituzione della
“Legge del Tutto” con quella “dell’uomo sul Tutto”, che ha determinato
gli squilibri parossistici cui assistiamo mai troppo vigili, mai troppo attivi).
E questo sguardo sull’esterno, che è poi sguardo su un esterno
interiorizzato e su un interno esteriorizzato, somma di impressionismo ed
espressionismo risolta in un neo-gestualismo vibrante che ha tratti
esistenziali, sguardo che guarda l’esterno e non lo fotografa, ma lo ripone
nella psiche per poi trarlo fuori trasfigurato, essenzializzato, purificato e
translucido, cartina tornasole di una risonanza dell’anima che si fa poesia
pittorica, questo sguardo, dico, può volgersi anche alle terre lontane ed
archetipiche del mito, da cui trarre come da un serbatoio sempre abbondante e
vivido innumerevoli significazioni dell’alterità sempre profondamente intuita
e magistralmente resa nel gioco psichico di forze incrociantesi nella mente e
sulla tela (di qui i viluppi cromatici, nodi dell’anima, nodi della realtà
prima che nodi di colore). Il mito diviene così metafora e figurante prezioso
di una realtà sempre viva che emerge nelle sembianze magiche di un universo mai
lontano, che si fa specchio di una dimensione conscia e inconscia, tanto onirica
da invertirsi nel suo contrario di un immaginario per niente sognante. Di qui
nascono opere come “L’armatura di Ettore”, in cui il guerriero omerico è
immaginato nel momento della negazione di sé, che epicamente è esaltazione
massima del proprio Io, allorquando dilaniato dal furioso Achille sotto le mura
di Troia (ma lo spazio nella tela del Sutherland è assente; la dimensione
cromatica dello sfondo è il bianco decontestualizzante e attualizzante di uno
spazio che è il non-spazio del sempre: Ettore come simbolo non tollera
restrizioni spazio-temporali), il fiero combattente teucro si disintegra in
brandelli neri, che sono poi i pezzi disuniti ormai della sua armatura con cui a
suo tempo si era identificato in una totale simbiosi con la sua missione di
difensore dell’alma patria. Di qui, da questo disperato tentativo di
aggrapparsi al mito – non per evadere in un sovramondo fiabesco e leggendario,
ma anzi per direzionare in senso intro- ed extro-iettivo un dinamismo di
significati che dall’odierno trascorrono al mitico e viceversa – nascono
opere che del gesto smisurato e abnorme dell’artista-creatore conservano la
soave armonia; ma quest’armonia non è una pacificazione formale, ma
un’inquietudine che ci dice tutto nel massimo dell’oggettività, che è però
inevitabilmente e splendidamente un’oggettività riflessa e, pertanto,
squisitamente soggettiva.
Ma la grandezza dell’arte di Sutherland è, a mio avviso, in quell’apparente
mancanza di senso che guida il gesto istintuale del pittore e in quella pienezza
di senso che invece poi emerge dalle sue opere, ed emerge proprio in virtù di
quel gesto che, seppure incosciente nell’istante, in realtà reca in sé la
straordinaria stratificazione concettuale di una riflessione maturata nel tempo
che da inconscia si fa conscia solo nella realizzazione ultima dell’opera,
quando le tonalità cromatiche sulla tela (i soggetti,
ad acrilico e ad olio, sono realizzati prevalentemente a spatola: il
risultato estetico è nell’originario dinamismo della tecnica ed anzi
nell’ancor più originario dinamismo della mente creatrice che nell’istante
intuisce e nell’istante realizza) recano in sé un significato multiplo che
paradossalmente non si cerca consapevolmente di comunicare ed eppure si comunica
con maggior forza in quanto non è un’istanza dell’intelletto – che pure
opera nella stratificazione concettuale della crescita spirituale dell’artista
– ad agire, bensì l’agito è tutto determinato da un’istanza
dell’anima, mentre il gesto, completamente immemore (non sa e non vede: eppure
la mano creatrice, si direbbe, ha occhi e sente), porta a realizzazione quell’alchimia
di cui quasi non si comprende infine chi è l’artefice.
E nel gioco di sguardi (dell’osservatore e dell’artista, che a sua
volta è deframmentato e scisso negli sguardi rifrangentesi della psiche e della
mente, del corpo e della mano, del gesto e dell’intelletto) veramente ha la
meglio non la volontà precostituita di una coscienza senziente e coordinante,
ma il libero equilibrismo di una forza onirica che spinge le visioni fino al
limite del dicibile e del comprensibile, di una forza che l’artista riesce a
lasciare andare, quasi che tale forza fosse il doppio del Sé artistico, forza
fascinosa che tracima e riconduce ad una profonda visione etica come a un bacino
comune da cui ogni cosa ha origine e in cui ogni cosa rifluisce. E lo
straordinario risiede per l’appunto nel fatto che questa visione non è
imposta volutamente sullo schermo bidimensionale (e aperto) della tela, bensì
naturalmente s’impianta grazie a quella sintesi portentosa tra gesto e psiche
che porta sul quadro la forza di un’eticità mai tematizzata direttamente e
che eppure si tematizza da sé grazie all’incanto di un’indole profondamente
artistica e morale, lì dove il Bello e il Bene si identificano.
Lo sguardo multiplo di cui si diceva, talora viene apertamente
approfondito in sede estetica in tele come “L’occhio del serpente”, in cui
l’osservatore è immesso completamente nelle profondità verdi e scarlatte
dello sguardo ferino (il gioco degli sguardi, in questo caso si moltiplica
all’infinito) e “Bufera”, in cui lo sconvolgimento naturale di una
tempesta acquista le sembianze antropomorfiche di vortici che assumono le
fattezze di due occhi penetranti. Lo sguardo si fa così cifra di un’apertura,
cioè propriamente di uno sguardo aperto all’esterno: e l’arte di Sutherland
è per l’appunto questo, non l’auscultazione passiva di sé, ma occhio
rivolto verso il mondo, tangibile tassello esperienziale di una comunicazione
col reale.
S’intende, poi, che questo così diretto coinvolgimento col reale
non preclude strade di sublimazione, ed anzi non solo il mito, ma anche il mondo
letterario coi suoi fantasmi potentemente suggestivi può farsi mezzo catartico
di esplorazione del reale: ecco allora la tela del “Don Chisciotte” animato
da un vitalismo terribile e sconvolgente, e ancora la profondità vermiglia di
un’opera come “Francesca da Rimini” in cui il celeberrimo V Canto
dell’Inferno dantesco è compendiato in tratti furiosi e dal dinamismo
estremo.
Il reale così indagato, così refertato, così sublimato può essere
allora veicolo di valori, di ricerca intellettuale, di critica: e critica nel
senso etimologico, “discernimento”, da “krìno”: e discernere significa
per l’appunto vedere (ritorna il tema dello sguardo e degli sguardi),
osservare con occhi lucidi il degrado di un mondo sconvolto da assurdi principi
economici (si pensi al drammatico quadro che accenna alla “New Economy”), da
disastri ambientali sempre più evidenti (si veda, una tra tutte, un’opera
come la vibrante “Desertificazione”), da guerre e stragi di ogni tipo
(straordinariamente toccante il quadro rappresentante con movimento di circolare
affettività le ricurve “Madri bosniache”). Sutherland osserva con
disincantata e lucida intelligenza il triste baratro in cui la terra tutta
sembra sprofondare, e lo fa attraverso i segni mossi e vibratili, talora
allucinati, della sua pittura nitida come una poesia ben riuscita: eppure
qualcosa si può fare, per salvare questo mondo trascurato e sfruttato, e quel
qualcosa risiede in quel margine di luce offerto per l’appunto
dall’osservazione, dalla comprensione: l’intellettuale che osserva, che
comprende lancia il suo grido d’allarme; sta a noi raccoglierlo per combattere
con dignità a che
(Saggio di Massimo Colella,
pubblicato sul quotidiano
“Il
Golfo” l’ 11 giugno 2009, inserto Arte e Cultura)
__________
N.B.
Per la selezione della rassegna stampa italiana e per alcuni giudizi critici sul pittore,consultare il sito
Web: www.johnsutherland.altervista.org
Anche:
http://it.youtube.com/watch?v=Ogs16iV-zpo
e http://it.youtube.com/watch?v=En4lAgBj6HY
Oppure trovare su di un qualsiasi motore di ricerca “John Sutherland pittore”
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L'Ambiente nella pittura di John Sutherland
PERCORSI
DI PITTURA
I PROBLEMI AMBIENTALI NELL’OPERA DI
SUTHERLAND
La crisi ambientale come crisi valoriale
S’inaugura qui uno spazio dedicato allo straordinario e affascinante
linguaggio pittorico di John Sutherland, i cui dipinti sono in esposizione al
Centro di Ricerche Storiche d’Ambra, a Forio d’Ischia. Si procederà di
volta in volta con la descrizione di opere specifiche particolarmente suggestive
o dei particolari “filoni” tematici, per così dire, dell’opera del
pittore, sebbene s’inviti a non pensare all’operazione di Sutherland come ad
un fenomeno facilmente “suddivisibile” e a considerare le divisioni
contenutistiche che verranno effettuate puramente indicative all’interno della
ben più vasta e irriducibile opera sutherlandiana.
La difficile situazione in cui versa l’ambiente (vedi l’acrilico su
tela: “Inquinamento del fondale”) è una sconfitta tutta umana, e Sutherland
è abilissimo nel restituircela, placata quasi, sulla tela che riassorbe e
purifica nell’arte le negatività dell’insipienza umana. Così, in “Agonia
di tartaruga marina”(acrilico su tela cm. 100 x 120), tela monocromatica
d’assoluta suggestione, lo sprofondare dell’animale negli abissi di una
morte atroce è riprodotto con un dinamismo quasi espressionistico a significare
la difficile piaga irrisolta e aggravantesi dell’inquinamento in tutte le sue
declinazioni possibili.
Allo stesso modo, in “Desertificazione”( acrilico su tela cm. 150 x
100): il dissesto ambientale è colto con uno sguardo lucidissimo che denuncia
non soltanto un problema di natura estrinseca, bensì anche e forse soprattutto
una desertificazione interiore, che poi di quella esterna ne è causa e al
contempo effetto: in queste e nelle numerose opere che trattano segnatamente il
tema (ma è naturale che questi nuclei contenutistici travalichino i confini di
un “filone” per divenire episodici e marginali in altri percorsi
concettuali, ma non per questo trascurabili), la crisi della Natura è, dunque,
per Sutherland una crisi dell’Uomo, anzi “la” Crisi Umana per eccellenza,
che sono sì i limiti intrinseci alla finitudine umana, ma maggiormente tragica
decadenza contemporanea, assuefazione a un orizzonte di perpetua
desertificazione e di perpetua morte, decadimento della Vita materiale e morale,
perdita di un sicuro bagaglio di valori.
Crisi Ambientale come Crisi Valoriale, dunque: come a dire – ed è
questo, credo, il messaggio di Sutherland – che la desertificazione da cui
bisogna guardarsi per poter salvaguardare il cosmo intero e l’uomo che ne è
“copula” (homo copula mundi) non è visibile all’occhio umano – ed è
per questo che è ancora più pericolosa. Si chiama “desertificazione”, sì:
ma è dell’anima.
Sul tema vedi anche le opere precedenti dell’Artista:
“Inquinamento del fondale”, acrilico su tela; “Nube tossica”, acrilico
su masonite; “Aragoste al petrolio”,acrilico su tela “Inquinamento
vetrificato”, tecnica mista su carta.
(quotidiano “Il Golfo” del 2 luglio 2009, pag.29)
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